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Addio Ibrahimovic, l'Europa resta maledetta

Lo svedese ha salutato per sempre la sua nazionale.

Quella persa 1-0 contro il Belgio è stata l’ultima partita di Zlatan Ibrahimovic con la maglia della sua nazionale, eliminata già alla fase a gironi di Euro 2016 e sconfitta in precedenza anche dall’Italia (1-0, con gol decisivo nel finale di Eder).

“Sono partito da qui, dal ‘ghetto Rosengard’, conquistando la Svezia e servendo il mio Paese. A modo mio. Io sono la Svezia. Un enorme grazie al popolo svedese, senza il quale non sarei mai stato in grado di realizzare i miei sogni. Sarete sempre nel mio cuore blu e giallo. Vi amo”, questo il messaggio postato su Facebook dallo stesso attaccante, che ha voluto così salutare i suoi connazionali. Ibrahimovic aveva già smentito le ipotesi che lo volevano capitano della squadra olimpica e addirittura portabandiera della spedizione a Rio 2016.

Per Ibra è arrivato dunque il tempo dei bilanci: con 62 gol in 116 partite si è ritagliato un posto nella storia del suo Paese ma, purtroppo per lui, nulla più. L’Europa infatti è rimasta stregata per lui, sia a livello di nazionale che, più clamorosamente, (almeno per il momento) a livello di club.

Ibrahimovic neanche nei quattro anni col ricco Paris Saint Germain è riuscito a vincere la Champions League, competizione che ha mancato anche con Ajax, Juventus, Inter, Barcellona e Milan, top club europei che sono sì riusciti al alzare la coppa dalle grandi orecchie ma mai quando Zlatan giocava per loro.

Resta ora da sciogliere l’ultimo dubbio: cosa farà ora? Il Manchester United, dove ritroverebbe Mourinho, è in pole position ma le milanesi sperano ancora di convincerlo, puntando sul legamente ancora fortissimo che lega lui e la sua famiglia al nostro Paese. Più defilato il Bayern Monaco di Ancelotti, mentre americani, arabi e cinesi sarebbero disposti a spendere qualsiasi cifra per averlo. Ma per quello forse ci sarà tempo in futuro…

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