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Allarme Zika: tutto quello che c'è da sapere sul virus killer

Sconosciuto fino a qualche settimana fa, in realtà il virus Zika è noto da circa 70 anni ed è ora diventato una vera e propria emergenza sanitaria

Fonte: flickr

Il virus Zika è un microrganismo patogeno appartenente alla famiglia dei Flaviviridae. Il virus è stato isolato la prima volta da un macaco in Uganda nel 1947, precisamente nella foresta di Zika. Il primo contagio in un essere umano risale al 1968 in Nigeria, ma nei decenni successivi i casi di infezione sono stati ben pochi. Negli ultimi anni la malattia si è però diffusa oltre il continente africano, arrivando nel Maggio del 2015 a causare un’epidemia in Brasile.

La trasmissione della malattia avviene tramite punture di zanzare appartenenti al genere Aedes, responsabili anche della trasmissione della febbre dengue e della febbre gialla. Solo occasionalmente il contagio può avvenire per via sessuale o tramite sangue infetto.

Il periodo di incubazione del virus varia dai 3 ai 12 giorni, ma nel 25% dei casi la malattia rimane asintomatica. Negli altri casi la sintomatologia è molto simile a quella della comune influenza, con la comparsa quindi di febbre, dolori articolari e debolezza. Gli altri sintomi specifici della malattia sono congiuntivite ed eruzioni cutanee. La diagnosi della malattia non è semplice, infatti i normali test sierologici non bastano ad identificare in modo univoco il virus per via della stretta somiglianza con gli altri virus della stessa famiglia e per questo viene usata una tecnica di identificazione genetica mediante una tecnica chiamata PCR.

Nella popolazione generale la malattia si risolve in 2 o al massimo 7 giorni senza alcun ricovero ospedaliero. Per la maggior parte delle persone, quindi, la malattia non costituisce un grave rischio. Il problema reale è legato alle donne in stato di gravidanza: in Brasile infatti, le autorità sanitarie hanno osservato che la comparsa delle infezioni da virus Zika è coincisa con un rapidissimo incremento di casi di microcefalia tra neonati.

Si tratta di una malformazione neonatale nella quale si ha uno sviluppo minore del cranio con conseguenti e gravi problemi neurologici e talvolta può rivelarsi letale. Anche se finora non ci sono prove scientifiche certe, che confermino il legame tra virus Zika e microcefalia, i ricercatori americani dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie sono riusciti ad identificare la presenza del virus nel liquido cerebrospinale di bambini affetti da microcefalia deceduti nell’utero o dopo la nascita, prova di una possibile trasmissione verticale della malattia dalla madre al feto.

Il possibile legame tra Zika e microcefalia ha portato l’OMS,riunitasi negli scorsi giorni a Ginevra, a dichiarare lo stato d’emergenza sanitaria, soprattutto perché a oggi non esiste una cura contro la malattia.

Sebbene Margareth Chan, direttrice dell’OMS abbia dichiarato che per il momento mancano le condizioni necessarie per richiedere restrizioni ai viaggi e al commercio, il Ministero della Salute italiano è intervenuto sull’argomento diramando una circolare con la quale si consiglia alle donne in gravidanza di posticipare eventuali viaggi non necessari.

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