Amici Miei: le frasi più belle del film

"Amici miei" è un cult del cinema, capolavoro del grande Mario Monicelli. Ecco le frasi più belle e indimenticabili del film

Era il 1975 quando al cinema uscì “Amici miei”, il film di Mario Monicelli con protagonisti Duilio Del Prete, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Ugo Tognazzi. Ancora oggi la pellicola fa ridere, riflettere ed emozionare, soprattutto dopo la morte dell’ultimo degli “Amici Miei”, Gastone Moschin, che interpretava l’architetto Rambaldo Melandri.

Ma quali sono le frasi più belle del film? La più indimenticabile è il dialogo fra il conte Mascetti (Ugo Tognazzi) e il vigile (Mario Scarpetta), da cui è nata la celebre “supercazzola”. “Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, o scherziamo?” dice Mascetti, all’uomo che lo guarda senza capire. “Prego?” chiede il vigile. “No, mi permetta. No, io… scusi, noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribàcchi confaldina? Come antifurto, per esempio” continua l’uomo.

“Ragazzi, come si sta bene fra noi, fra uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi?” esclama invece Rambaldo Melandri, felice delle zingarate commesse con gli amici.

Lo stesso Melandri poco dopo si rivolge al professor Sassaroli, dicendogli: “Se invece che in un dramma fossimo in una commedia sofisticata, a questo punto il protagonista direbbe all’antagonista: professore, son venuto a chiederle la mano di Sua moglie”. “Se la prenda pure – risponde lui -, ma a una condizione: che si prenda anche il cane!”.

“Quando penso alla carne della mia carne – spiega Giorgio Perozzi alias Philippe Noiret -, chissà perché, divento subito vegetariano”. Ed è sempre lui ad aggiungere: “Non so se l’imbecille sono io che non prendo nulla sul serio o lui che prende la vita come una condanna ai lavori forzati o se lo siamo tutti e due”.

Infine come dimenticare il dialogo fra il conte Lello Mascetti (Ugo Tognazzi) e Titti Ambrosio (Silvia Dionisio)? “Bisogna saper guardare in faccia la realtà – le dice lui -: è stato un sogno, un sogno molto bello e basta. Tu hai diciott’anni, io ne ho cinquantadue. Non è per quei trentaquattro anni di differenza, che poi sarebbero il meno, è che il nostro amore non può avere nessun avvenire. Coraggio Titti, è meglio che ci togliamo il coltello dalla piaga e non ci pensiamo più. Ma sii adulto… Addio, Titti”.

“Addio bucaiolo, ci si vede domani al solito posto!” ribatte lei e Mascetti chiede subito: “A che ora?”.

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