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L'amicizia allunga la memoria. Potresti recuperare anche 30 anni

Secondo una ricerca l'amicizia aiuta ad allungare la memoria e consente di tenere il cervello attivo, permettendoci di "recuperare" molti anni

L’amicizia allunga la memoria e potresti recuperare anche 30 anni. A rivelarlo una ricerca scientifica che ha svelato come gli amici non facciano bene solo al cuore e all’anima, ma anche al cervello. Lo studio è stato condotto dagli esperti della Northwestern University di Evanston, Illinois, che ha esaminato un gruppo di ultraottantenni che possedevano abilità cognitive paragonabili a quelle di persone sui cinquanta e sessant’anni. Il segreto della loro mente così attiva, a quanto pare, era l’amicizia. Un altro gruppo di ultraottantenni che non aveva relazioni di questo tipo infatti, presentava prestazioni cognitive peggiori.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Plos One” ed è stata realizzata grazie ad un questionario in 42 passaggi, che ha permesso di scoprire come l’amicizia sia ottima per sconfiggere le conseguenze dell’età e recuperare la memoria. I rapporti amicali infatti sono ottimi per rallentare il declino cognitivo e mnemonico, questo perché mantengono la mente attiva. “Alcune persone preferiscono mantenere rapporti molto forti con pochi individui mentre altri preferiscono interagire con gruppi più ampi: la socialità può assumere forme differenti – ha spiegato Emily Rogalski, professoressa associata al Cognitive Neurology and Alzheimer’s Disease Center della Scuola di medicina Feinberg della Northwestern -. Socializzare è prima di tutto un processo dinamico e ci rende molto più veloci, allenando il cervello”.

“Queste scoperte  – ha aggiunto Amanda Cook, fra gli autori dello studio – sono particolarmente importanti perché rappresentano un passo avanti nella comprensione di quali fattori intervengano nella tutela delle abilità cognitive in età avanzata, in particolare quelle modificabili”.

Questo studio sembra confermare il potere delle amicizie, in grado di regalare salute fisica e mentale. Non a caso precedenti ricerche avevano sottolineato l’importanza di queste reti sociali, evidenziando il loro stretto legame con una bassa insorgenza di malattie come la demenza senile e l’Alzheimer.

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