Blackfriday: Facebook va controtendenza, arrivano i Like a pagamento

In occasione del Blackfriday, Facebook ha deciso di inserire i Like a pagamento…oppure no?

Fonte: Depositphotos

Ha funzionato: hai fatto clic! Ti avvertiamo sin da ora, il titolo è falso al 100%. Non arriveranno i Like a pagamento su Facebook in occasione del Blackfriday, ma questo articolo è un esperimento e l’occasione per capire come sul web circolino facilmente notizie false e come funzionino particolarmente bene, soprattutto sui social.

Il fatto che una notizia non sia vera non gli impedisce infatti di essere ampiamente condivisa sui social network. Dopo l’elezione di Donald Trump, è scoppiato un acceso dibattito riguardo l’influenza chele informazioni false che circolano on-linehanno sulla politica, sull’economia e sulla vita di tutti i giorni. La campagna elettorale per le presidenziali infatti è stata segnata da diverse notizie non vere che sono approdate sul web e hanno in qualche modo influenzato l’opinione degli elettori. “Credo che sia alla Casa Bianca a causa di mia” ha affermato Paul Horner, creatore di oltre 38 siti di notizie false, che ha fabbricato e trasmesso sui social articoli interamente inventati, che però hanno continuato a circolare e ad essere condivisi.

Mentre Facebook ha annunciato una serie di misure per combattere le bufale, l’USA informations ha cercato di spiegare il motivo per cui siamo così attratti dalle informazioni false. La risposta è semplice: siamo a caccia di emozioni e vogliamo notizie che ci stuzzichino. Il sensazionalismo d’altronde ha sempre fatto parte del giornalismo, come ha confermato anche Pascal Froissart sociologo della USA informations e docente di Scienze e Comunicazione presso l’Università di Parigi VIII . Il ricercatore ha scritto il libro“The Rumor. Storia e fantasia”, sulla popolarità delle informazioni in base alla loro viralità e non veridicità.

Una vera informazione non circola meglio di una falsa informazione. Per attirare il lettore è necessario smuovere i suoi sentimenti, creargli un’emozione, incuriosendolo, divertendolo o spaventandolo. L’importante però è che la storia sembri plausibile. “Se la storia sembra plausibile allora viene data per vera” ha spiegato il sociologo Gerald Bronner, autore di “Democrazia del credulone”.

E i social network? Secondo gli studiosi stimolano il cosiddetto bias di conferma. Questo fenomeno fa si che le persone siano più sensibili alle informazioni che confermano le loro credenze e ipotesi. Gli algoritmi utilizzati da Google e dai social fanno si che sul web gli utenti siano spinti a trovare sempre notizie che corrispondono alle loto abitudini e opinioni.

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