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Cannabis: alla scoperta dei veri effetti, tra supposizioni e verità

Le ricerche sugli effetti della cannabis sono tantissime e hanno determinato l'accumularsi di un numero di dati enorme. Cerchiamo di fare chiarezza

Negli Stati Uniti l’uso di cannabis a scopo terapeutico è ormai legale in molti stati. La ventata di legalizzazione potrebbe lasciar presagire misure analoghe in tutto l’occidente. Ma in un ambito in cui i dati certi sono pochissimi, a guidare il dibattito rimangono soprattutto fattori sociali e politici. Proviamo a districarci tra le numerose ricerche per gettare un po’ di luce sui dati a nostra disposizione.

L’anno scorso la University of Bristol ha condotto una ricerca per analizzare le prove disponibili sull’efficacia della cannabis in ambito terapeutico. I risultati, pubblicati sul Journal of the American Medical Association, rilevano la vaghezza dei dati attuali. Per quanto riguarda i benefici della cannabis per il trattamento delle neuropatie croniche, della sclerosi multipla e del dolore legato al cancro, la ricerca suggerisce la presenza di “prove di qualità moderata”.

Per quanto riguarda il trattamento dei disturbi del sonno, della sindrome di Tourette, della perdita di peso legata alla sieropositività e della nausea in pazienti sottoposti a chemioterapia, ci sarebbero “evidenze di bassa qualità”. Per il miglioramento dell’ansia, infine, siamo di fronte a “evidenze di pessima qualità”.

L’uso della cannabis al di fuori dell’ambito medico, invece, è sempre considerato dannoso, anche se le opinioni sui reali effetti della pianta rimangono discordanti. Pare che l’uso abituale di varietà forti danneggi la materia bianca del corpo calloso, almeno secondo uno studio pubblicato l’anno scorso sulla rivista Psychological Medicine.

Tra le tante ipotesi, poi, c’è quella emersa sulla rivista Jama Internal Medicine: analizzando un campione di 3.400 consumatori di cannabis, gli studiosi hanno concluso che fumare una canna al giorno per un periodo di almeno cinque anni peggiora la memoria verbale, mentre secondo uno studio dell’Università di Granada, fare uso di cannabis durante l’adolescenza aumenta di sei volte il rischio di sviluppare una psicosi.

Tuttavia, non mancano studi che minimizzano i rischi. Ad esempio, secondo il neurofarmacologo Matthew Hill la cannabis non sarebbe, come molti sostengono, la causa della schizofrenia, ma si limiterebbe ad anticiparne l’insorgenza nei pazienti geneticamente predisposti.

Un recente studio della University of California di Los Angeles, infine, ha messo in discussione il dato secondo cui l’utilizzo della cannabis provocherebbe una riduzione del quoziente intellettivo. Le cause del declino cognitivo dei ragazzi andrebbero ricercate nell’ambiente in cui crescono.

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