Chi è Michele Cucuzza, ospite di 90 Special

Scopriamo chi è Michele Cucuzza, il giornalista e presentatore fra gli ospiti di "90 Special", il programma di Nicola Savino

Michele Cucuzza è uno fra gli ospiti più attesi di “90 Special”, il nuovo programma condotto da Nicola Savino. Il giornalista torna in tv dopo una lunga assenza dal video e l’addio alla Rai. Classe 1952, Cucuzza è nato a Catania ed è figlio di un noto vulcanologo.

La sua carriera è iniziata nel 1973 quando, dopo essersi trasferito a Milano, ha iniziato a lavorare per “Il Giorno”. Tre anni dopo ha fondato Radio Popolare con Gad Lerner e altri colleghi, mentre nel 1983 è stato assunto dalla Rai.

Da quel momento Michele Cucuzza è diventato un volto conosciuto da milioni di italiani e una presenza fissa nelle loro case durante l’ora del telegiornale. Il giornalista ha condotto diverse edizioni, ma è stato anche inviato in zone di guerra.

Dal 1998 al 2008 Michele Cucuzza ha condotto “La vita in diretta” in onda su Rai Uno, mentre il sabato sera in prima serata ha presentato “Segreti e bugie”, format creato da Raffaella Carrà. Considerato da molti un sex symbol del giornalismo, è stato immortalato sulle copertine di vari magazine importanti.

Sino al 2011 è stato al timone di “Uno Mattina” con Eleonora Daniele. In seguito ha condotto alcuni programmi radiofonici, sino al 2016 quando è arrivato il divorzio (consensuale) con la Rai. Poco dopo Michele Cucuzza è approdato a Telenorba e in seguito a Retesole.

“Ho lavorato in radio, ho scritto dei libri e mi sono occupato delle mie figlie, Carlotta e Matilde – raccontava qualche tempo fa a Grand Hotel, parlando della sua assenza dalla tv -. Ma la televisione mi mancava, ecco perché sono tornato in video”.

Nicola Savino ha raccontato di averlo voluto a “90 Special” perché è un personaggio simbolo degli anni Novanta. “In redazione abbiamo un collezionista di Tv Sorrisi e Canzoni, in uno dei questi Cucuzza era indicato come il sex symbol del 1994 – ha spiegato il conduttore – io ho detto che non era possibile non avere un simbolo di quell’epoca e che la può raccontare perché ha condotto in quegli anni 3mila edizioni del Tg2. Poi il contrasto tra la non più verde età dell’uomo e la verdissima età dei social funziona”.

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