Chi è Vincenzo Danise, lo scugnizzo del jazz

Ecco chi è Vincenzo Danise, lo scugnizzo del jazz che, sfuggito alla camorra, è diventato una star

Fonte: Facebook

Il suo nome è Vincenzo Danise, ma in molti lo conoscono come lo “scugnizzo del jazz”. Un nome che lo lega a Napoli, ma soprattutto ad una realtà, quella della camorra, da cui è riuscito a fuggire. Dopo essere stato in carcere quando aveva solamente 13 anni, Vincenzo ha deciso di non entrare nel “sistema”, così come viene chiamata la criminalità organizzata in quelle zone, e dedicarsi alla musica.

Troppe botte, la vergogna, ma soprattutto l’assenza di quel pianoforte che, a distanza di anni, gli ha salvato la vita.  “Sono nato a Napoli, nel rione delle Case Nuove, che negli anni è stato il regno dei clan della camorra – ha raccontato parlando della sua infanzia -. Come tanti in quella zona, da ragazzino mi sono trovato davanti a un bivio: entrare nel “sistema”, o salvarmi. Ho scelto la seconda, o meglio: la seconda ha scelto me”.

A sei anni suonava già la chitarra, mentre a dieci anni ha incontrato il suo primo grande amore, il pianoforte, che oggi lo porta in giro per l’Italia e il mondo, con canzoni come “Partenope fra le onde”, in cui racconta la sua storia di ragazzino dal grande talento, fuggito dalla strada grazie alla passione per la musica. “Un giorno stavo lavorando in un circolo nautico a Posillipo – ha svelato -. Ad un certo punto mi chiedono di lasciare il vassoio e mettermi al piano per intrattenere i clienti. Musica (e non fortuna) volle che tra loro ci fosse Roberto De Simone, compositore e fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Si avvicina, mi dice che ho talento e che devo assolutamente studiare. Mi indirizza allora dalla maestra Miriam Longo, che inizia a prepararmi gratuitamente”.

Da quel momento la sua esistenza è cambiata e Vincenzo è entrato in Conservatorio per merito, ottenendo la laurea e girando il mondo con i grandi jazzisti, da Billy Hart a Renaud Garcia-Fons, passando per Eddie Gomez e Massimo Moriconi. “Lo scugnizzo del jazz – ha spiegato – me l’hanno affibbiato, descrive perfettamente il mio modo di essere. […] Ho rimosso le mie esperienze passate ma inconsciamente me le sono portate dietro, le ho accettate e trasformate in arte”.

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