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Chi è Warsan Shire la poetessa citata da Beyonce in Lemonade

Warsan Shire: la poetessa anglo-somala che riempie i silenzi dell'album "Lemonade" di Beyoncé, eco aggressiva della figura femminile in amore

Fonte: flickr

I versi della scrittrice anglo-somala Warsan Shire vengono recitati più volte da Beyoncé Knowles nel suo ultimo lavoro, il visual album Lemonade. La giovane poetessa ha dato voce, con le sue parole, a figure femminili emarginate, immerse in contesti di Londra a noi sconosciuti. In poche parole, i luoghi delle donne migranti, lontani dall’immaginario stereotipato che definisce la città stessa.

Proprio in questo risiede la genialità della scelta effettuata dalla cantante di Lemonade , in quanto è riuscita a mettere in relazione il tradimento vissuto da lei personalmente con quello subito dalle donne dalla loro Madrepatria. Ma chi è Warsan Shire? Nata in Kenya nel 1988, ancora bambina emigra con la famiglia in Inghilterra. Già a 25 anni vince il prestigioso “Young Poet Laureate”, ambito premio per la poesia, in quanto riconosce talento e potenzialità di una voce emergente, decretandone il successo.

La sua prima raccolta di componimenti, “Teaching My Mother How to Give Birth” , è intrisa di quel duplice sentimento proprio di ogni donna costretta a emigrare. Una forte sensazione di smarrimento, un perpetuo stare in bilico tra due realtà nazionali distinte: quella inglese, a cui sente di non appartenere, e il costante desiderio di evadere nuovamente. Da queste premesse, Warsan Shire sviluppa la sua rabbiosa polemica secondo una doppia linea tematica.

Da un lato, un forte sguardo critico nei confronti del modo illegittimo in cui l’Europa Occidentale si arroga il diritto di esprimere giudizi riguardo alla posizione dei migranti. Celebre in questa raccolta è l’immagine dell’autrice stessa che mangia il suo passaporto. Simbolo di un’identità divorata, permette alla poetessa di relativizzare il concetto occidentale di giustizia. Warsan Shire si chiede come sia possibile che alle persone sembri più assurdo il fatto di vederla mangiare un documento piuttosto che quel pezzo di carta racchiuda la sua intera identità, alienata dall’esperienza umana.

Altra faccia delle sue poesie, è l’indagine sulla sessualità delle donne musulmane . Un’analisi che si sviluppa attraverso l’uso di immagini metaforiche originali e genuine (in cui troviamo frutti che diventano armi di seduzione ideali per un marito infedele), alternate ad alcune riflessioni estremamente amare, nelle quali l’autrice riesce a mettere in ridicolo il rapporto contraddittorio che sussiste tra le regole religiose e la realtà: tra ciò che si crede e ciò che effettivamente si compie.

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