Coppia massacrata con un'ascia dal figlio 16enne e dall'amico

I giovani confessano

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Roma, 11 gen. (askanews) – Massacrati a colpi di ascia da una “coppia diabolica” di adolescenti, il figlio 16enne e l’amico poco più grande, a causa dei frequenti contrasti familiari, dovuti in particolare anche al cattivo rendimento scolastico del sedicenne. I carabinieri di Ferrara hanno chiuso il cerchio sul delitto di Pontelangorino, piccola frazione di Comacchio, dove ieri nella loro abitazione erano stati trovati uccisi il 59enne Salvatore Vincelli e la moglie 45enne Nunzia Di Gianni. Nella notte la svolta: l’amico, 17 anni, ha confessato il delitto e il figlio, Riccardo, ha poi confermato quanto era emerso negli interrogatori.

Era stato proprio il figlio 16enne a chiamare ieri i carabinieri, nel primo pomeriggio: “Sono rientrato a casa e ho trovato i miei genitori morti”, aveva raccontato ai militari, che però durante il primo sopralluogo hanno subito notato qualcosa di sospetto. Nella casa i carabinieri hanno trovato i corpi delle vittime riversi nel sangue, con il cranio fracassato e un sacchetto di plastica sulla testa. L’uomo era a terra nel garage, mentre la donna in cucina. Su porte e finestre nessun segno di effrazione.

Nel corso dei rilievi e degli accertamenti tecnici sono affiorati subito elementi di chiara responsabilità nei confronti del ragazzo, perchè gran parte delle sue dichiarazioni sono risultate poco attendibili e alcune incongrue. Il figlio, ad esempio, aveva inizialmente dichiarato di aver visto il corpo del padre in terra appena varcata la porta di casa, ma da quella posizione, hanno ricostruito gli inquirenti, non aveva nessuna visuale verso il cadavere del genitore. Il giovane ha poi raccontato di aver passato la notte con un suo coetaneo, ma anche lui ha poi fornito ai carabinieri dichiarazioni poco attendibili.

A quel punto, durante la notte, portato in caserma e messo alle strette, l’amico è crollato e davanti al sostituto procuratore presso il Tribunale dei Minori di Bologna ha fatto una prima ammissione di colpevolezza, dalla quale poi è scaturita tutta la dinamica. Il 17enne ha fatto quindi rinvenire l’arma (un’ascia di proprietà delle vittime, lunga un metro e molto pesante) e l’abbigliamento utilizzato, che erano stati gettati in un canale asciutto vicino un campo sportivo, dietro la casa delle vittime, e ha consegnato una somma di denaro ricevuta dal figlio per commettere l’omicidio. Sulla scorta di questa ammissione, anche il figlio stamattina ha confessato.

Secondo quanto emerso dai loro racconti, il figlio era in aperta rottura con i genitori, anche per i suoi insuccessi scolastici, e aveva progettato l’omicidio da qualche tempo. Quindi aveva assoldato l’amico – promettendogli 1000 euro, 80 dei quali già corrisposti – il quale per qualche tempo si era negato. Alla fine però si erano decisi per commettere l’omicidio e avevano anche inscenato il delitto un paio di volte nell’abitazione della coppia.

Ad uccidere i due è stato l’amico: tra la mezzanotte e le sei di martedì è entrato nella loro camera da letto tramite una porta finestra, lasciata appositamente aperta dal figlio, e con l’ascia ha colpito alla testa prima tre volte il padre, quindi sei volte la madre. Poi ha chiamato il 16enne per farsi dare una mano a spostare i corpi: il piano era disfarsene gettandoli in un canale e denunciare poi la scomparsa. Ma nel frattempo ha fatto giorno e i due ragazzi ancora non erano riusciti a trasportare i cadaveri.
E’ scattato quindi una sorta di “piano B”: i due si sono inventati di aver passato la notte insieme e il figlio ha poi telefonato ai carabinieri raccontando di essere rincasato la mattina e di aver trovato i genitori morti.

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