Ecco perchè i prossimi tre mesi saranno decisivi per Montepaschi

Operazione da chiudere in tre mesi ma serve ritorno a redditività

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Roma, 11 gen. (askanews) – L’avvio del salvataggio pubblico di Mps, incastonato lungo le linee guida del decreto salva-risparmio, ha mosso i primi passi.

Ieri l’incontro tra i vertici della banca senese, presenti il presidente Alessandro Falciai e l’Ad Marco Morelli, e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. Un primo confronto per arrivare nelle prossime settimane alla definizione di un piano industriale che dovrà avere il via libera della Bce. Un business plan propedeutico all’aumento di capitale precauzionale, al momento di 8,8 miliardi, dove Via XX settembre potrebbe essere chiamata a sborsare fino a un massimo di 6,6 miliardi.

Una volta ottenuto il via libera dalla Bce, si stima entro febbraio, toccherà poi alla Dg Concorrenza della Commissione Europea valutare la compatibilità dell’operazione con la disciplina europea in tema di aiuti di Stato alla luce dell’ingresso del Tesoro, fino al 70%, nel capitale della banca senese. A quel punto, dovremmo essere a fine marzo, lo Stato potrà ricapitalizzare la banca insieme ai detentori di bond subordinati di Mps, investitori qualificati e risparmiatori, che convertiranno queste obbligazioni un nuove azioni del Monte.

Successivamente, sempre che Bruxelles non sollevi obiezioni, la banca si attiverà per proporre ai soli risparmiatori, che avevano acquistato i bond subordinati da Mps o con la consulenza di Mps, di scambiare le nuove azioni ricevute dalla conversione con obbligazioni ordinarie, meno rischiose e con la stessa scadenza (2018) delle obbligazioni subordinate precedentemente convertite.
Saranno esclusi dalla proposta gli obbligazionisti definiti come “controparti qualificate” (banche, assicurazioni, fondi pensione e tutti i tipi di fondi di investimento) e come i “risparmiatori professionali”, quelli cioè con un profilo di rischio compatibile con il possesso di obbligazioni subordinate. Quest’ultimo miglio potrebbe essere percorso entro il secondo trimestre.

La medicina degli aumenti di capitale a ripetizione, in tre anni 16,8 miliardi quando sarà completato quello attualmente richiesto, ha tenuto la banca in piedi ma in stato di grave incertezza. Senza redditività, l’ingresso temporaneo dello Stato nel capitale della banca senese, sulla quale peraltro la Direttiva Ue non fissa alcuna scadenza perentoria, rischia comunque di diventare definitivo se gli investitori privati dovessero continuare a tenersi alla larga da Siena.

Per convincere i capitali privati bisognerà dunque tornare a produrre utili e questi arriveranno solo se il piano industriale individuerà una soluzione ai crediti deteriorati in pancia alla banca. Ben 4 euro ogni 10 euro prestati.

Nel prossimo Cda della banca, in programma il 19 gennaio, sul tavolo ci potrebbe essere invece il collocamento di 1,5-2 miliardi di obbligazioni ordinarie, assistite dalla garanzia dello Stato, per la quale il ministero del Tesoro sta definendo in questi giorni il relativo decreto. Questo per rimpinguare una raccolta diretta che negli ultimi 5 anni è scesa da 145 a sotto 100 miliardi.

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