La favola di Milot, da profugo ad artista

Vi raccontiamo la favola di Milot, arrivato in Italia come profugo, dall'Albania, e divenuto un artista di fama internazionale

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Fonte: Twitter

La storia di Alfred Mirashi, in arte Milot, sembra una favola, invece è la realtà. Arrivato in Italia dall’Albania, come profugo, oggi è un artista conosciuto in tutto il mondo. Aveva solamente 19 anni quando si imbarcò a Durazzo per raggiungere il nostro Paese, senza portare nulla con sé. A spingerlo a quel gesto disperato una situazione che in Albania era ormai divenuta insostenibile. Dopo la fine del regime di Enver Hoxha, la famiglia di Milot era vissuta nella completa povertà, lavorando nei campi e sognando di raggiungere l’Italia per iniziare una nuova vita.  Il 6 marzo 1991 la nave su cui viaggiava l’artista, insieme a centinaia di persone, raggiunse Brindisi. Si trattava solo di uno degli innumerevoli sbarchi che avvennero in quel periodo, dando vita ad una vera e propria emergenza umanitaria.

Alfred Mirashi venne mandato dalle autorità a Cervinara, un paesino al confine fra l’Irpinia e il Sannio. Qui vivevano meno di 10mila persone, che lo accolsero molto bene. Gli chiesero cosa sapesse fare e lui rivelò che era in grado di intagliare il legno. Dopo aver creato infissi e porte, Milot iniziò la sua carriera di artista.  Oggi è famosissimo, soprattutto in Cina, dove ha esposto le sue opere al museo di Pechino nel corso della Biennale d’arte contemporanea e ha vinto il premio Water Cube.

Per ringraziare il paesino che l’ha accolto, Milot ha deciso di donare a Cervinara una sua opera. Si tratta di una gigantesca chiave a forma di U con un’altezza di oltre 20 metri che potrebbe presto entrare nel Guinness dei Primati. Quasi tutte le sue creazioni hanno per protagonista la chiave, questa in particolare rappresenta la possibilità di aprire il proprio cuore e la propria anima all’altro, accogliendolo. Ha scelto di realizzarla piegata perché, come ha spiegato Milot, dopo aver aperto non deve essere più utilizzata per chiudere.