Gentiloni difende la continuità: un errore cancellare il lavoro di Renzi

"Jobs act ottimo"

Roma, 29 dic. (askanews) – Il governo va avanti “fino a quando c’è la fiducia del Parlamento”, proseguendo le riforme perchè “cancellare” il governo Renzi sarebbe “un errore”. Paolo Gentiloni si presenta poco dopo le 11 nella nuova aula dei gruppi parlamentari alla Camera per la tradizionale conferenza stampa di fine anno. Una conferenza inusuale (“E’ un primato, una conferenza stampa di bilancio dopo 15 giorni dall’insediamento”, scherza) e lunghissima, 2 ore e mezzo, con un filo conduttore che la attraversa tutta: la durata del governo e la continuità con l’esecutivo precedente.

Gentiloni rivendica questa continuità, respingendo le critiche di chi parla di governo fotocopia nei nomi dei ministri e dei sottosegretari (nominati oggi, senza new entry). “So – ha detto Gentiloni – che la continuità nella squadra e nell’azione di governo che abbiamo appena deciso è considerata da alcuni un limite, c’è sempre voglia di qualcosa di nuovo e sorprendente, lo capisco e accetto la critica ma rivendico questa continuità sul piano politico”. Una difesa che riguarda, in primo luogo, gli esponenti che in questi giorni sono stati più esposti alle polemiche: il ministro Luca Lotti, indagato nell’inchiesta Consip (“Ho la massima considerazione” per lui, ha detto il premier); il titolare del Lavoro Giuliano Poletti (“Parole sbagliate ma è persona perbene”); la sottosegretaria alla presidenza Maria Elena Boschi, che “è una risorsa molto utile. Sono io che le ho chiesto di fare questo lavoro”.

Dunque, in continuità con l’esecutivo Renzi, “il governo proseguirà sulla strada delle riforme: non abbiamo finito e non abbiamo scherzato. Tutti devono essere consapevoli che il percorso di riforme andrà avanti, per il tempo che avremo a disposizione. Ci sono capitoli da completare, altri su cui concentrare i nostri sforzi: lavoro ai giovani e Sud. Dobbiamo completare le riforme e dare un contributo a ricucire le lacerazioni che vive il nostro Paese, gli strappi del nostro tessuto sociale”. E affrontare il “disagio sociale” del ceto media, combattendo “privilegi inaccettabili”.

Per quanto tempo, poi, il governo potrà lavorare, è un tema che attraversa un po tutta la conferenza stampa. “Il governo fa la sua parte, lavora e lo fa finchè ha la fiducia del Parlamento”, ripete un paio di volte il premier, senza però allontanare la possibilità di elezioni a breve, anche a G7 in corso. “La stabilità di un Paese a livello internazionale – sottolinea – è sempre importante, non c’è dubbio che un Paese stabile più facilmente esercita un ruolo a livello internazionale ma la stabilità non può prendere prigioniera la democrazia. Se si vota si vota e non si può vedere il voto come una minaccia”. E se Renzi gli chiedesse le dimissioni? “Sono domande che dovrebbe rivolgere al segretario del Pd, che in questo momento non è in mezzo a noi. Per quanto mi riguarda io svolgo una funzione di servizio, con tutte le capacità che posso mettere in campo e finchè avrò la fiducia del Parlamento”. Quanto poi al rapporto con il segretario Pd, assicura, avere “un rapporto di stima e grande collaborazione con Renzi penso sia un atout per il governo e il Pd”.

Gentiloni, in conferenza stampa, lo nega, ma la durata del governo è strettamente legata alla legge elettorale. Un ‘nodo’ che, però, dovrà sciogliere il Parlamento. “Non faremo una proposta del governo di legge elettorale. Penso che sia anche adeguato al clima necessario in questo momento nel Paese che la legge elettorale venga da un confronto tra partiti e forze parlamentari”, ha ribadito, non nascondendo però che “non sarebbe semplicissimo nell’attuale maggioranza di governo accordarsi, scusate la franchezza, sulla legge elettorale”.

Il governo quindi si concentrerà su altro: la ricostruzione post-terremoto; la prosecuzione dell’iter della riforma della giustizia; l’applicazione del decreto salva-risparmio e il salvataggio di Mps, “un processo che andrà avanti per alcuni mesi” e su cui l’Italia “terrà il punto” in sede Ue; il rilancio dell’economia e del lavoro, con la correzione della normativa sui voucher che però non sono “la fonte del lavoro nero” e che sono solo uno degli aspetti del Jobs act, che è “un’ottima riforma”.
Sul resto, però, ad esempio sul taglio dell’Irpef che era stato previsto da Renzi, il nuovo inquilino di Palazzo Chigi non si sbilancia: “Sarebbe il giusto coronamento” ma “verifichiamo le condizioni e non diciamo a 15 giorni dall’insediamento cose impegnative che potrebbero non essere mantenute”.

Anche perchè promesse e obiettivi, per usare le parole del premier, “vanno incrociati con la variabile tempo”. Su cui nessuno, al momento, può fare previsioni.

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