Sport

Gli atleti si ribellano: "A Rio non ci sono Pokemon"

Sembra incredibile, ma alcuni olimpionici hanno alzato la voce per la carenza di mostriciattoli.

Si acconterebbero di un Pidgey, di un Rattata o di un Doduo anche se sono i mostriciattoli che appaiono più spesso sulla mappa di Pokemon Go, il nuovo gioco per smartphone creato in realtà aumentata che sta spopolando in ogni parte del mondo (o quasi). Peccato che gli atleti olimpici impegnati ai Giochi di Rio de Janeiro non possano catturare nemmeno loro.

Nella città che tra pochi giorni ospiterà i Giochi della XXXI Olimpiade, infatti, l'app non è ancora sbarcata, a differenza di molti sportivi che hanno provato ad accedervi con il proprio account nel Villaggio Olimpico. Senza successo. E questo ha causato svariate proteste.

Il canoista britannico Joe Clarke ha espresso la sua delusione su Twitter, mentre la  la tuffatrice statunitense Abby Johnston, argento olimpico a Londra, ha dichiarato: “Vorrei tanto che qui al villaggio funzionasse. Negli Usa passo una o due ore al giorno giocando a trovare i Pokemon. Tutto ciò non mi impedisce di allenarmi a dovere, perché di solito ci gioco quando sto per strada".

E ancora, la calciatrice canadese Deanne Rose: “Davvero non c’è Pokemon Go in Brasile? Peccato perché in Canada io ci gioco molto. Speriamo che davvero dalla settimana prossima sia scaricabile anche qui, così potremo distrarci un poco".

José Mourinho sogna che il Manchester United si trasferisca a Rio, visto che solo pochi giorni fa ha vietato categoricamente di giocarci ai calciatori dei 'Red Devils', ma il sindaco carioca, Eduardo Paes, non vuole affatto che la sua città rimanga tagliata fuori dalla grande moda del momento: “Il mondo intero sta venendo qui. Vieni anche tu! #Cidadeolimpica #rio2016 #pokemongonobrasil”, ha scritto su Facebook sperando che il suo appello per attivare Pokemon Go venga accolto. Intanto, però, il web ha già iniziato a ironizzare (VIDEO).

In sostanza: Pokemon Go alle Olimpiadi rischia di diventare un caso, se non un problema. Certo, contando che le strutture non siano pronte e che 600 operai, idraulici, elettricisti e aiutanti generici extra lavorino 24 ore su 24 per terminare le consegne, di sicuro non è il più grave.
 

Guarda anche:
Lascia un commento

I più cliccati