I fulmini in mare sono più potenti

I fulmini nube-terra sono meno del 10% del totale. Di due categorie: terrestri e marini i secondi hanno una potenza quasi doppia dei primi

Fonte: Pixabay

Ogni giorno, sul pianeta Terra, si produce una quantità di fulmini compresa tra i 5 e i 6 milioni, originata da celle temporalesche -tra le 3.000 e le 5.000 al secondo-. Nel momento in cui il fulmine raggiunge una superficie, il luogo su cui atterra viene definito “punto d’impatto”: qualunque essere vivente o cosa si trovi nel raggio di trenta metri può essere distrutta, uccisa o gravemente ferita.

In realtà, più del 90% dei fulmini è nube-nube anziché nube-terra, il che evita gravi conseguenze. Inoltre, affermano gli esperti, la maggior quantità di fulmini che atterra sul nostro pianeta arriva, anziché sulla terraferma, in mare. Qui i fulmini hanno meno possibilità di arrecare danni a persone ma, allo stesso tempo, si scatenano con una potenza molto maggiore.

Come si sviluppa un fulmine

Un fulmine si avvia a partire da una nube: da questa, in genere, una scarica debole e invisibile, composta da particelle con carica negativa, scende verso il terreno. La maggior parte del fulmine si sviluppa in frazioni di secondo. La velocità con cui la scarica scende è intorno ai cento chilometri orari, in seguito essa compie tratti di minor lunghezza. Il percorso è a zig-zag e, durante esso, si crea una ionizzazione. Da qui prende avvio la seconda fase.

Avvicinandosi alla superficie, la scarica incontra le cariche positive in essa presenti, che originano una scarica “di ritorno” in salita. Nel momento di incontro tra le due scariche, una fortissima corrente elettrica parte in direzione della nube. La scarica di ritorno ha una durata variabile tra decine e centinaia di microsecondi. Tutta l’energia trasportata dal fulmini si trasforma in calore, onde sonore, onde radio e luce.

Fulmini terrestri e fulmini marini

La prima ricerca sistematica sui fulmini che si abbattono in mare è stata compiuta da Nag e Cummins, ricercatori dell’Institute of Technology dello stato della Florida, e i risultati sono stati pubblicati su Geophysical Research Letters. I ricercatori hanno rilevato che la corrente che si produce sulla terraferma è di circa 30 kA (chiloampere).

In mare, invece, dove la durata della scarica di ritorno è molto più breve che sulla terraferma, la potenza della scarica è maggiore, quasi doppia, nell’ordine dei 50 kA. Questi risultati aiutano a spiegare alcuni fenomeni che si verificano nel mare o in prossimità di esso e auspicabilmente porteranno, nel prossimo futuro, alla costruzione di imbarcazioni più resistenti.

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