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In casa non c'è il bagno, giudice concede divorzio alla moglie

In India una donna ha ottenuto il divorzio dal marito perché la casa in cui vivevano non aveva un bagno. Secondo il giudice si tratta di una tortura

In casa non c’è il bagno e il giudice concede il divorzio alla moglie. Accade in India, dove un tribunale ha consentito ad una donna di separarsi dal marito perché la casa in cui viveva non aveva la toilette. Dopo una lunga diatriba, il Tribunale delle Famiglie dello stato di Rajasthan ha deciso di dare ragione alla moglie, riconoscendo l’assenza del bagno in casa come un atto di crudeltà.

Rajendra Kumar Sharma, il giudice che ha emesso la sentenza, ha sottolineato come le donne dei villaggi in India molto spesso siano costrette ad attendere il calare della notte, per poter fare finalmente i bisogni all’aperto. Per questo la mancanza di un bagno in casa è qualcosa di molto grave e può essere paragonato ad una vera e propria tortura.

In India il divorzio in tribunale viene approvato solamente se vengono fornite prove di richieste finanziarie ingiustificate, crudeltà e violenza. Nonostante i motivi della separazione siano molto particolari, non è la prima volta che in questo paese avviene un divorzio a causa del bagno di casa. Nel 2016 una donna aveva rifiutato le nozze con un uomo nello stato di Uttar Pradesh dopo che quest’ultimo si era rifiutato di far installare un bagno nella casa coniugale.

Qualche mese dopo un’altra donna aveva lasciato la propria abitazione, che condivideva con i suoceri, a causa della mancanza di una toilette. In India l’assenza di bagni è ormai da anni un problema di salute pubblica che riguarda oltre 594 milioni di persone. Secondo l’Unicef quasi la metà del paese non utilizza i servizi per fare i propri bisogni, ma è costretta ad arrangiarsi in altri modi. Non solo: il 70% delle case indiane non possiede un bagno e i suoi abitanti devono necessariamente recarsi all’esterno per espletare le proprie esigenze. Una situazione che, secondo molti, è ormai divenuta insostenibile e che ora, con questa sentenza, sembra essere riconosciuta anche dalle autorità.

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