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In Europa i robot saranno promossi a persone elettroniche?

Un nuovo status, quello di 'persone elettroniche' per i robot impiegati nell'industria: questa la proposta della bozza di una mozione del Parlamento Europeo e si accende il dibattito

Fonte: flickr

‘Persone elettroniche’ è l’inedita definizione che emerge da una bozza di mozione del Parlamento Europeo dello scorso 31 maggio per disciplinare il mondo dei robot, sempre più ampiamente utilizzati nelle attività produttive dell’industria e nel settore dei servizi, come quelli di assistenza alla persona o di interventi chirurgici. Proprio l’impiego sempre più esteso tanto in termini di campi applicativi, quanto di numeri porta con sé l’esigenza di ripensare, secondo gli ideatori di questa nuova proposta, il concetto stesso di ‘robot’.

La mozione suggerisce che ‘almeno per i robot più sofisticati e autonomi andrebbe riconosciuto lo status di persone elettroniche, con diritti e obblighi specifici’. Si parla poi di istituire un apposito registro per gli automi più raffinati, collegato a fondi destinati a coprire i relativi costi di responsabilità civile. Viene inoltre avanzata l’idea di prevedere, per le aziende e gli organismi che si avvalgono di intelligenza artificiale , l’obbligo di dichiarare, a scopo fiscale, a quanto ammontano i guadagni in termini di risparmio per i contributi non versati.

Questa iniziativa scaturisce in risposta a un sentimento di preoccupazione piuttosto diffuso per il rischio di una contrazione del mercato del lavoro a causa del ricorso sempre più esteso a lavoratori-automi e per la tenuta del sistema di welfare e previdenza sociale. Le maggiori aziende produttrici di robot sottolineano come tali timori siano infondati. Patrick Schwarzkopf, dirigente dell’importante realtà tedesca VDMA (che rappresenta leader del settore come Siemens e KUKA) argomenta che mentre tra il 2010 e il 2015, parallelamente all’incremento del numero di robot nell’azienda tedesca dell’auto (17%) si è registrato un analogo trend di crescita nel numero dei lavoratori (13%).

Schwarkopf teme, a sua volta, che questa iniziativa si muova nella direzione di una ‘eccessiva burocratizzazione’, e che, allo stato attuale delle cose, dimostri un’attenzione del tutto precoce (e inevitabilmente acerba nei modi) al settore. Si scontrano in questo modo preoccupazioni contrapposte, che accendono un dibattito dal sapore un po’ fantascientifico: da una parte l’angoscia di fronte all’automazione che sottrae il lavoro agli uomini, dall’altra il timore che queste ritrosie possano imbrigliare un processo di auspicabile, anzi necessaria, crescita tecnologica e modernizzazione. Chissà che opinione avrebbe in proposito uno dei padri della fantascienza come Isaac Asimov, che tanto appassionatamente si batté, decenni or sono, nei suoi capolavori per debellare la paura dei robot che pervadeva la letteratura di allora?

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