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Intelligenza artificiale: anche Google dice che il futuro è adesso

Gran parte delle aziende informatiche o tecnologiche sta spendendo fior di risorse su esperimenti di intelligenza artificiale, facciamo il punto per capire dove siamo arrivati

Fonte: flickr

L’obiettivo delle aziende che operano nel campo dello sviluppo tecnologico è realizzare un’intelligenza artificiale che possa interagire con un essere umano. Gli ultimi esperimenti effettuati hanno mostrato che il futuro non è poi così lontano.

Tuttavia è giusto chiedersi fin dove sia possibile arrivare senza oltrepassare limiti etici. Con l’obiettivo di orientare al miglioramento della società umana gli esperimenti fin qui condotti e quelli in programma, è sorto il gruppo di lavoro “Future of life Institute“, di cui fanno parti uomini chiave delle grandi aziende tecnologiche come Google e Amazon, docenti del MIT e di Harward, e personalità come Stephen Hawking.

Tra gli esempi di esperimenti sull’intelligenza artificiale c’è da citare il caso dell’IBM che attraverso il suo progetto, denominato Watson, è riuscita a creare un programma capace di elaborare delle soluzioni mettendo in correlazione tra di essi dati molto diversi tra di essi per tipologia e struttura.

Il campo di azione per cui è stato pensato Watson è la medicina. Il programma permette infatti di eseguire diagnosi oggettive mettendo in correlazione tra di loro tutte le informazioni e i parametri forniti da un ipotetico paziente.

Anche un colosso come Google è molto attento ad eseguire esperimenti sull’intelligenza artificiale. Recentemente ha infatti creato un programma strutturato con la peculiarità di saper migliorare il proprio autoapprendimento, il programma è stato poi collegato a una rete neurale artificiale (una rete di modelli matematici che funziona imitando le proprietà dei neuroni degli esseri viventi).

L’obiettivo era quello di confrontarsi con dei videogiochi creati negli anni 80/ 90 e capire se l’autoapprendimento fosse migliore rispetto a quello elaborato con altri metodi. Il risultato ha confermato le attese nel 90% dei casi. Inoltre al programma di google non è dispiaciuto battere un buon numero di avversari umani.

C’è poi il caso di Eugene Goostman, questo il nome di un programma capace di conversare autonomamente con gli esseri umani. Nel 2014 questo computer ha superato il test di Turing. Il test consiste nel individuare due soggetti e metterli a disposizione di un interlocutore che pone loro delle domande ma che non vede materialmente chi gli sta fornendo le risposte. Il gioco sta nel capire chi dei due interrogati è l’uomo e chi invece è il computer.

Il programma di conversazione Goostman ha fatto credere a un terzo dei giudici che lo interrogavano di essere un adolescente proveniente dall’est Europa.

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