L'Agenzia Spaziale mostra in foto che fine ha fatto la sonda italiana Schiapparelli

Sembra scomparsa la sonda Schiaparelli che doveva atterrara, su Marte, il 19 ottobre. Scopriamo insieme tutti i dettagli dell'atterraggio e qualche curiosità

Il 19 ottobre la sonda Schiaparelli doveva atterrare su Marte ma il segnale, un minuto prima dell’atterraggio, è stato perso. Molto probabilmente questo è stato causato dall’impatto sul suolo, in quanto andava alla velocità di 300 chilometri orari. Il paracadute si è sganciato in anticipo e questo ha causato lo spegnimento dei retrorazzi.

L’Esa ha aperto un’inchiesta per capire cosa sia andato storto e analizzerà i dati inviati dalla sonda prima dell’atterraggio. Il tempo di analisi è lungo e quindi bisogna attendere settimane prima di scoprire i dettagli. Questi dovranno essere precisi per far sì che il direttore generale Jan Woerner si faccia completare il finanziamento per la fase successiva della missione. Questa seconda missione verrà chiamata ExoMars.

Parola all’esperto Andrea Accomazzo

Accomazzo, il direttore delle operazioni planetarie dell’Agenzia Spaziale Europea, fa delle ipotesi su che fine possa aver fatto la sonda Schiaparelli: “la logica di bordo ha preso a un certo punto decisioni inaspettate. O i sensori hanno fornito al computer dati sbagliati, ma lo ritengono improbabile. Oppure il software ha trattato questi dati in maniera scorretta.”

Continua dicendo che: “Schiaparelli ha preso delle decisioni che erano previste per quote molto più basse. È come se si fosse convinto di essere pronto all’atterraggio mentre si trovava ancora a 3-4 chilometri. I problemi di navigazione sono iniziati nella parte alta dell’atmosfera. Dopo il distacco dello scudo termico, le informazioni degli accelerometri e dei giroscopi sono state integrate con quelle trasmesse dal radar. Può darsi che il computer abbia ricevuto dati discrepanti e abbia deciso di dare priorità all’uno invece che all’altro.”

Curiosità sul nome

La sonda è intitolata all’astronomo Giovanni Virginio Schiaparelli, nato a Savigliano nel 1935 e morto a Milano nel 1910. Egli è stato il primo a studiare il pianeta e questi sono stati pubblicati in tre libri: “Il pianeta Marte” del 1893 , “La vita sul pianeta Marte” del 1895 e “Il pianeta Marte” del 1909. Schiaparelli, studiando la superficie del pianeta, osservò una rete di strutture che chiamò “canali”.

Su queste egli affermò che :”Piuttosto che veri canali della forma a noi più familiare, dobbiamo immaginarci depressioni del suolo non molto profonde, estese in direzione rettilinea per migliaia di chilometri, sopra larghezza di 100, 200 chilometri od anche più. Io ho già fatto notare l’altra volta, che, mancando sopra Marte le piogge, questi canali probabilmente costituiscono il meccanismo principale, con cui l’acqua può diffondersi sulla superficie asciutta del pianeta”.

Storie dal web

Lascia un commento

più popolari su facebook nelle ultime 24 ore

vedi tutti