L’eredità della zia fa diventare milionario un clochard

"Non scorderò don Stefano Curotto che fa tantissimo per i senza tetto. Darò indietro il bene che ho ricevuto", le parole dette a Il Secolo XIX

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Gianni Di Rocco ha messo tutta la sua vita in uno zaino. “Per il momento sono ancora un clochard, eh! Tutto quello che ho è lì dentro”, dice in un’intervista rilasciata a Il Secolo XIX. La sua esistenza è però sull’orlo di una rivoluzione: quella storia, tutta raccolta in una sacca usurata non lo abbandona, lo accompagnerà nella sua nuova quotidianità. “Per anni e anni, ho avuto solo questo, con me”. Una vicenda, la sua, toccante che hanno raccontato Il Secolo XIX e La Stampa.

Questo 47enne, originaria di Teramo, come altri senzatetto ha l’indirizzo di residenza in Comune, a Rapallo. Appena ha potuto è salito a salutare il sindaco Carlo Bagnasco e parte dell’amministrazione comunale, poi prima di prendere il treno che lo porterà verso una nuova vita, da milionario grazie a una consistente eredità.

“Sto partendo per Teramo e solo lì, all’apertura del testamento, potrò saperlo. Mi ha telefonato mia cugina: l’eredità comprende appartamenti, terreni e denaro ma non sono l’unico beneficiario”. A lasciare una vera e propria fortuna a Gianni Di Rocco è stata una zia. In città, ieri, la favola del senzatetto che si è trasformato in milionario si è diffusa presto.

Ultimo dopo tre sorellastre (stesso padre, madre differente), nel 1994 Di Rocco decise di allontanarsi dalla provincia per intraprendere un percorso universitario a Urbino, dove si iscrisse alla facoltà di Sociologia. Da lì poi è stata la volta di Milano, dove inspiegabilmente inizia a giocare. “Mi sono bruciato fino all’ultimo spicciolo, giocando al casinò”. Per lui si aprirono le porte della comunità di Don Mazzi, Exodus.

“Vizio del gioco a parte, non ho avuto altri problemi. Non sono mai andato in galera, credo nella legalità”. L’arrivo a Rapallo ha segnato la sua vita da vagabondo: mensa dei poveri, stazione, strada, l’amicizia con il don, Stefano Curotto. “La strada è dura. Per me non è stata una scelta, ma una conseguenza, non avendo più nulla. In questi anni ho visto tante persone non farcela. Morire”, si legge nell’articolo dedicato a quest’uomo dalle due vite. “Non scorderò don Stefano Curotto che fa tantissimo per i senza tetto. Darò indietro il bene che ho ricevuto”.

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