Loud Renner è una delle next big thing del rap italiano

Abbiamo scambiato qualche battuta con il giovanissimo rapper, da poco fuori con l’album “Màgico

Loud Renner, classe 1999, è il giovane artista che sta conquistando la scena rap, molto apprezzato grazie ad il suo album”Màgico”. Di origini abruzzesi, nonostante la giovane età, è riuscito a conquistare già moltissimi fan grazie al suo flow e alle parole delle sue canzoni, che mescolano poesia, arte e atmosfere cloud, per realizzare qualcosa di unico e dallo stile inconfondibile. Il rapper sa bene come mescolare i suoni e creare canzoni che facciano venire voglia di riflettere e lasciarsi andare. “Màgico” è la sua ultima creazione, arrivata dopo un lungo percorso dedicato alla scrittura e ai suoni.

Nel disco è presente anche un featuring con Nessi Nessi, intitolato “Francisco Goya” e prodotto da Clyve. La canzone fa riferimento al famoso pittore e incisore originario di  Fuendetodos, in Spagna, e nel brano Loud Renner intona: “Giovane Francisco Goya, Saturno mi divora”. Nelle sue canzoni infatti non mancano i riferimenti al mondo dell’arte e della letteratura: i suoi testi sono densi di significati e allegorie, stimolando in chi l’ascolta una riflessione personale a dir poco necessaria.

loud renner rapper

18 anni.

Sì, è senza dubbio una situazione particolare perché se provo a compararla con quella di altri artisti è difficile trovare qualcuno della mia età che abbia gli stessi requisiti di lavorazione, dalle rime a quello che va a poi comporre il progetto finale. Sono molto soddisfatto di me stesso, se penso a un po’ di tempo fa sono contento di vedermi a 18 anni già con un disco sulle spalle.

Mi racconti come è nato il tuo album, “Màgico”?

“Màgico” nasce innanzitutto da una grande riflessione personale, perché prima di questo disco avevo ancora un gruppo, ero solito fare musica con altre persone ed ero ancora molto piccolo: avevo un’età che non mi consentiva di fare cose troppo serie. Un annetto fa, quando ho capito che sarei rimasto bene o male da solo e sarei dovuto ripartire da zero, ho contato le carte che avevo a disposizione e ho sfruttato questa fame per mettermi in gioco: avevo una gran voglia di produrre un disco, il primo ufficiale, in passato avevo fatto solo mixtape e cose più amatoriali. Non è stato però un grande stravolgimento dal punto di vista del metodo di lavorazione: ho continuato a scrivere e a registrare senza pensare più di tanto. Arrivato ad un certo punto che avevo quaranta provini, ho fatto una tara e i pezzi che pensavo potessero diventare vere e proprie canzoni, li ho finalizzati.

Qual è l’estratto del film che apre l’album, quello contenuto nel brano ‘King Kush’?

È tratto da “Blow”, il film con Johnny Depp. Fin dall’inizio della scrittura di questo disco c’è stata un’influenza latina. Guardando quel film sono rimasto folgorato da quella frase, quando dice “lo so che tu sei un Màgico”, e da quella bella spiegazione. Mi sono detto: “Ok, il disco si deve chiamare Màgico”.

C’è molta arte nei pezzi dell’album: dalla letteratura, per esempio Dante, alla pittura, penso a Francisco Goya.

Come ti dicevo per la scelta del titolo, non sono mosse tanto studiate. Sono sempre fonti d’ispirazione: magari mi capita di approfondire un quadro di un determinato artista o di andare a vedere una mostra e mi piace riportarlo nei pezzi. Poi sta tutto a quando scrivo: sono poco cosciente nel processo di scrittura, è proprio un flusso. Infatti non sono solito soffermarmi tanto tempo sui pezzi o cambiare delle parti: il 90% del pezzo finale è simile alla prima gettata. Poi magari se mi accorgo che ci sono determinate citazioni o richiami, mi piace elaborare questo aspetto anche nella parte grafica o nella scelta del titolo.

Le tue influenze musicali – invece – quali sono?

Ho iniziato ad avvicinarmi al rap intorno ai dodici – tredici anni. Parlo del rap italiano, che purtroppo viene sempre un po’ snobbato nelle interviste. In questo momento ascolto per la maggior parte musica straniera, che sia americana, spagnola, inglese, anche norvegese. Sono arrivato ad ascoltare quello che ascolto oggi sicuramente grazie a i Dogo (Club Dogo, nda.) che sono stati i primi che ho ascoltato tanto e che mi hanno fatto scoprire questo genere.

E cambiando totalmente genere?

Mi piace molto James Blunt, per esempio.

Tu sei di Teramo.

Purtroppo sì.

Ecco, vorrei soffermarmi su questo “purtroppo”. Ti senti tagliato fuori oppure vivi la provincia come fonte d’ispirazione?

Cerco costantemente di alienarmi e pensare di trovarmi altrove. Sicuramente la provincia è anche fonte di ispirazione, ogni posto ha le sue peculiarità ed è sempre bello riportarle in musica: se non vieni dalla città, dalla quale vengono il 90% degli altri rapper, hai anche più possibilità di suonare diverso, di suonare più particolare e questo è sicuramente un vantaggio. Però qui non c’è niente. Un ragazzo che inizia a rappare in una città come Milano o Genova può andare ai contest, alle battle di freestyle, trovare gente che magari è già dentro e che gli possa dare una formazione. In una città come la mia non c’è una scena e non c’è mai stata.

Facciamo un salto in avanti di dieci anni: dove ti vedi?

Mamma mia, ventott’anni. Sicuramente con un sacco di pezzi alle spalle, sono un workaholic. Anche se non dovessi riuscire a ricevere la giusta attenzione, quella che ritengo necessaria per la mia musica e la giusta popolarità, sono sicuro che continuerei a fare musica in primis per me stesso. Non so dove sarò o a chi canterò questi pezzi, ma sono sicuro che ce ne saranno tanti.

Invece nel breve periodo a cosa stai pensando?

Piccolo spoiler: ho intenzione di fare un prodotto un po’ più confezionato, più pocket. Non ti do per certo che sarà un EP, ma sicuramente una roba un po’ più piccola rispetto a “Màgico”, sia per la quantità di pezzi che per i tempi di lavorazione. Con questo album abbiamo seguito troppo gli standard, invece adesso vorrei fare qualcosa di un po’ più fuori dalle regole.

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