M5s tratta per restare nel gruppo con Farage

Negoziati per stabilire nuove condizioni tra i separati in casa

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Bruxelles, 10 gen. (askanews) – Dopo il disastro politico con la bocciatura inattesa da parte del gruppo liberale Alde dell’accordo con Beppe Grillo, gli eurodeputati del M5s stanno tentando di ricucire lo strappo con il gruppo euroscettico Efdd, di cui fanno ancora parte formalmente. Secondo fonti dell’Ukip (il Partito dell’Indipendenza britannico attorno al quale gravita l’Efdd), i negoziati sono in corso a Bruxelles, anche se non c’è ancora stato, finora, un colloquio diretto fra Grillo e Nigel Farage, il leader carismatico dello stesso Ukip.

Ma dopo il voltafaccia del leader del M5s, Farage chiede ora di “rinegoziare le condizioni” della permanenza dei grillini nel suo gruppo. Le fonti non hanno specificato quali saranno le nuove condizioni, ma si può presumere che l’Ukip chieda ora al M5s di assumere posizioni più euroscettiche (e non solo anti-euro) e più durezza sulla questione dell’immigrazione, e forse anche un maggiore coordinamento sulle altre questioni politiche (e quindi meno autonomia per il M5s). L’esatto contrario, insomma, di quello che Grillo voleva ottenere con l’accordo abortito con l’Alde.

In realtà, se si scende sotto il livello politico, dal punto di vista “tecnico” e della convenienza economica sia l’Ukip che il M5s hanno un interesse comune nella permanenza dei grillini nell’Efdd. Il M5s rischia, se i suoi eurodeputati finissero fra i “Non Iscritti”, di perdere pressoché completamente la propria agibilità politica. I Non Iscritti del Parlamento europeo non sono un gruppo “tecnico”, come il Gruppo misto del Parlamento italiano. Finire in questo limbo, per una delegazione di eurodeputati, significa avere un tempo di parola in Aula praticamente nullo, totale marginalizzazione nei negoziati sulla legislazione e sulle politiche adottate dal Parlamento europeo, ingenti perdite di risorse per l’attività della delegazione e tagli al proprio personale “tecnico” e dell’ufficio comunicazione.

Ma anche l’Ukip rischia di ritrovarsi nelle stesse condizioni, se dovesse implodere il gruppo Efdd, che senza il M5s avrebbe solo 27 eurodeputati di sette diversi Stati membri. E’ sufficiente per rispettare le condizioni minime per la formazione dei gruppi politici all’Europarlamento (almeno 25 eurodeputati da sette paesi diversi), ma non per garantirne la stabilità. L’esistenza del gruppo sarebbe estremamente precaria, come un castello di carte, e potrebbe dipendere interamente dai capricci di anche uno solo dei membri che consentono oggi, da soli, di “coprire” il numero minimo di sette paesi.

Nell’Efdd le delegazioni nazionali con un singolo eurodeputato sono addirittura cinque (con una tedesca, una francese, un lituano, un ceco, un polacco) e una sesta delegazione, quella svedese, ha solo due membri. Si può prevedere che, se lasciassero l’Efdd i 17 grillini, partirebbe immediatamente la campagna acquisti da parte di altri gruppi (in particolare, si può immaginare, quello della destra xenofoba guidato da Marine Le Pen, di cui fa parte anche la Lega Nord). Una campagna diretta ad attrarre l’uno o l’altro di questi “eurodeputati singoli”, magari con promesse di incarichi politici nel nuovo gruppo di appartenenza.

Ukip e Cinque Stelle, insomma, sembrano condannati a restare “separati in casa” dopo il “tradimento” dei grillini, per non perdere la casa. Ma a questo punto non si può escludere che almeno alcuni degli eurodeputati del M5s, rischiando la scomunica di Grillo e Casaleggio, decidano di aderire singolarmente ad altri gruppi (magari proprio l’Alde, o i Verdi), o di andare nei Non Iscritti, per poter continuare a lavorare in condizioni migliori di quelle che si prospettano oggi con la “permanenza rinegoziata” nell’Efdd.

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