Si può marinare la scuola senza che se ne accorgano i genitori?

Marinare la scuola è solo un retaggio del passato? Come si può fare, ora che esistono i registri elettronici?

Marinare la scuola, bigiare, fare sega: questi termini, insieme agli ad meno noti, rischiano di diventare solamente un lontano ricordo. Pieno di quella nostalgica malinconia che appartiene ai tempi passati. Perché oggi, gli studenti, hanno davvero vita dura.

Un tempo, “bastava” falsificare la firma di mamma e papà per saltare un giorno di lezione: i genitori, quasi mai venivano a sapere di quella bravata (o magari se ne accorgevano anche ma, se succedeva una volta ogni tanto e il nostro rendimento era comunque buono, chiudevano un occhio in memoria di quando erano loro, ad essere ragazzi). Adesso, con l’introduzione del registro elettronico, tutto quello che succede tra le mura della classe è diventato pubblico. Dove per pubblico non si intendono gli occhi della gente, ma quelli di madre e padre. Che poi sono quegli, gli unici capaci di tranciarci in due. Da quando, con un pc o uno smartphone, i genitori possono accedere alle vite scolastiche dei loro figli, la faccenda si è fatta complicata. Come si può mascherare un 2 nella verifica di matematica? Come si può fingere di non essere stati interrogati, per evitare di spiegare come si è arrivati a quel 4? Ma, soprattutto, come si può marinare la scuola?

Del resto, bigiare non fa di un alunno un cattivo ragazzo. L’abbiamo fatto un po’ tutti. Per un pomeriggio di shopping con gli amici, per una fuga con la nostra prima cotta. Talvolta, solo per il gusto di trasgredire. E, questo “diritto”, agli studenti di oggi un po’ manca. Basta leggere le conversazioni sui forum frequentati dagli studenti, per rendersene conto: se i più sono d’accordo col fatto che marinare la scuola oggi sia praticamente impossibile, c’è chi giura di averlo fatto. Come? Convincendo i genitori che quell’assenza ingiustificata fosse un errore del registro elettronico (del resto, la tecnologia presenta continuamente errori, no?) e convincendo il più secchione della classe – l’unico affidabile agli occhi dei genitori – a tenergli la parte. In caso mamma non si fosse fidata, decidendo di alzare la cornetta… Si tratta però di voci fuori dal coro: la maggior parte suggerisce, semplicemente, di parlare con i propri genitori spiegando loro perché quel giorno non può, o non vuole, andare a scuola. Può essere che si inteneriscano, che gli concedano un giorno di riposo o di svago ricordandosi la propria infanzia. Così, però, il gusto del bigiare si perde un po’ (se non del tutto). In fondo, a spingerci a farlo era soprattutto il senso di adrenalina. Ci faceva sentire grandi, ci faceva sentire adulti. Con l’ingenuità di chi ancora non sa che, essere adulti, può non essere sempre così bello…

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