Maruego si racconta: “Vivo tra il giorno e la notte”

Il giovane rapper Maruego racconta a Supereva il nuovo album, i progetti futuri e il desiderio di continuare a fare musica

Classe 1992, Maruego – al secolo Oussama Laanbi – è nato a Berrechid, una città del Marocco, ma poi si è trasferito a Milano, dove è cresciuto e ha iniziato ad interessarsi alla musica rap. Il giovane talento marocchino è stato scoperto sul web da Gué Pequeno, rimasto colpito da un pezzo autoprodotto dal titolo “Criminale”. Nel 2014 ha fatto il suo esordio ufficiale nel panorama musicale italiano, pubblicando l’Ep “Che ne sai”, interamente prodotto dai 2nd Roof. Il nome di Maruego ha catturato subito l’attenzione di colleghi e appassionati per il suo stile di scrittura molto particolare, caratterizzato soprattutto dalla ricerca di un lessico innovativo che contribuisce alla costruzione di un flow immediatamente riconoscibile. Oggi il rapper è reduce dall’uscita di “Tra Zenith e Nadir”, pubblicato per Carosello Records.

Con il nuovo lavoro, Maruego appare decisamente maturo, consapevole sia del suo stile che del suo talento. Gioca sugli opposti e sulle contraddizioni che gli appartengono, a iniziare dalla copertina, disegnata da Mecna. Alcune delle 17 tracce dell’album sono featuring: da Fabri Fibra a Guè Pequeno, da Isi Noice a Vegas Jones, senza dimenticare Jake La Furia, Zifou ed Emis Killa.

In “Tra Zenith e Nadir”, Maruego affronta tutti i temi che hanno caratterizzato fino ad oggi la sua strada, spesso tormentata: le sconfitte e le risalite, i risvolti effimeri del successo, il suo rapporto con le due culture in cui è cresciuto (quella marocchina e quella italiana) e la voglia di realizzare le proprie ambizioni seguendo un percorso originale ed insolito. Nei testi racconta la sua storia di giovane cresciuto tra sacrifici e spirito di rivalsa in cui le due anime, marocchina e italiana, si scontrano e si completano a vicenda. 

Lo abbiamo chiamato e ci abbiamo scambiato due chiacchiere.

Maruego intervista

È passato un mese esatto dall’uscita del tuo album “Tra Zenith e Nadir” ed è tempo di bilanci: com’è andata? Ti senti soddisfatto?

Dai, sì, sono soddisfatto! C’eravamo fermati per un po’ di tempo e riprendere subito al volo non è stato facile. Però stiamo creando un buon terreno di gioco, diciamo.

Niente vacanze?

Sono un po’ impegnato, sto lavorando molto anche su alcuni progetti che farò uscire più avanti: cose mie personali, non si tratta di musica. Penso che farò una settimana in Marocco per vedere la mia famiglia e poi mi concederò un viaggio di quelli fighi verso novembre.

È vero che hai iniziato a far musica per “colpa” di Francesco Facchinetti?

Un po’ sì, sicuramente mi ha influenzato. Io abitavo in zona Stazione Centrale a Milano e quando ero piccolo organizzarono un concerto di TRL, Total Request Live. Lui era tra gli ospiti e andai a vederlo. Ero un pischello e non avevo i soldi per potermi permettere di andare a un concerto, però questo era gratis e mi ricordo che mentre ero lì mi ha pure battuto il cinque: mi ha spiazzato e incuriosito.

Torniamo indietro di una decina d’anni: avevi quindici anni e hai iniziato a fare rap con Ghali, in un gruppo che si chiama ‘Rap & Roll’. Negli ultimi anni hai avuto vari dissing con lui e, credo, anche qualche riavvicinamento. Oggi in che rapporti siete? Ti sentiresti di dirgli qualcosa?

No, non ho niente da dirgli.

Il successo poi è arrivato quando sei stato scoperto da Gué Pequeno. Com’è avvenuto il vostro primo contatto?

All’epoca facevo il macellaio: oltre a lavorare, avevo iniziato a fare un po’ di video e a pubblicarne una serie online. Ad un certo punto ho anche abbandonato il lavoro per fare musica: continuavo a pubblicare questi video, ma non venivano notati da nessuno: facevano al massimo due o tremila visualizzazioni.  Stavo iniziando a scoraggiarmi, ero ormai senza speranza. Mi ricordo che un giorno ero sotto casa e dicevo a un amico: “Guarda, molto probabilmente da domani tornerò in macelleria” e questo dopo un anno di sacrifici: avevo finito i soldi e dovevo tornare a lavorare. Poi ad una certa sono salito su, ho acceso il telefono e ho trovato tutti i messaggi con lo screenshot di Guè che aveva postato il mio pezzo: aveva fatto un tweet in cui scriveva che in quel periodo non ascoltava nessuno e che ero suo rapper preferito. Io lì sono tornato a crederci, anche se ho fatto la fame ancora per un po’. Pensavo di guadagnare dopo una settimana con il rap, invece no, c’è voluto un anno intero di lavoro e sacrifici. 

Ti ho visto qualche giorno fa in una Instagram Stories mentre ascoltavi ‘Che fantastica storia è la vita’ di Antonello Venditti. Ascolti tanta musica italiana?

Sì, ascolto molta musica pop italiana, soprattutto quella ‘”vecchia”: sono canzoni che in qualche modo mi ricollegano ad un momento della mia vita, alcuni belli, altri tristi. La musica italiana mi lascia qualcosa, mi piace.

Il tuo stile è allo stesso tempo molto riconoscibile, ma decisamente multiforme, probabilmente anche grazie al numero di producer diversi che hanno lavorato alle singole tracce dell’album. C’è qualche produttore con cui non hai ancora lavorato, ma con il quale ti piacerebbe collaborare in futuro?

PK, è molto forte: mi piacerebbe tanto collaborare con lui. Oppure, allargando all’Europa, Dany Synthé che è il produttore di MHD in Francia. Lui è un boss, lo seguo da quando aveva mille follower.

Senti, adesso ti stupisco: sapevi di essere citato in un libro con cui l’Accademia della Crusca he partecipato alla “Settimana della lingua italiana nel mondo” promossa dal Ministero degli Affari Esteri?

Sì, lo sapevo: me l’ha detto una mia amica.

Ma no, mi hai rovinato la sorpresa…

È quello della Zukar, giusto? (Fa riferimento al libro “Rap. Una storia italiana” di Paola Zukar, Baldini & Castoldi, 2017, nda.)

No, a dire il vero è un libro di Ilaria Bonomi e Vittorio Colletti e tu vieni citato a più riprese in un capitolo sul linguaggio rap delle seconde generazioni. Dice così: “Se il bon ton linguistico viene ampiamente trasgredito in direzione triviale, le strutture stesse della lingua sono incoraggiate all’oltranza: quindi, partendo dallo strato superficiale, il più libero e enfatizzato corso alla regionalità nella pronuncia (…) oltre che, in misura più accentuata rispetto alle tradizionali escursioni dei rapper nel mistilinguismo, la pratica attiva del multilinguismo”. Ti ci ritrovi?

Scusa, scusa, ripetimele. All’inizio non ero attento…

(Gli rileggo l’estratto)

Ma questo cos’ha fumato, scusa? No vabbè, ho cercato di capire ma mi sono perso alla terza parola…

Torniamo all’album: cosa significa per te stare “Tra Zenith e Nadir”?

Tra Zenith e Nadir racconta ciò che mi accade, ciò che vivo. Tra i due poli opposti ci sono io e racconto i miei “up & down”. Infatti è tutto un contrasto il disco, anche la copertina: la puoi girare sottosopra, c’è il giorno, c’è la notte. Serve sempre a mantenere questo contrasto, a raccontare la faccia pulita e la faccia sporca.

C’è questa tua intervista su Rolling Stones con un titolo che tu stesso hai definito “alla Barbara D’Urso”: dice “Mio padre mi ha rapito”. Immagino che non sia del tutto vero: ci racconti meglio la vicenda?

Io son venuto in Italia all’inizio clandestinamente, con mia madre. Poi son stato qui, ho fatto le scuole e mia madre mi ha regolarizzato. Quando i miei hanno divorziato, son successe un po’ di cose: non andavano d’accordo, allora mio padre mi ha portato in Marocco dopo aver rubato tutti i documenti di mia madre in modo che lei non potesse più tornarci. Dopo un po’ di tempo però ci è riuscita e a mi ha preso con sé.

In un tuo brano, “Criminale”, canti: “I veri criminali hanno la laurea. Stanno in aula, fanno rispondere la segretaria”. Chi sono?

Eh, chi sono…i politici corrotti. Il sistema è corrotto e i veri criminali sono quelli che ne fanno parte, secondo me. 

A proposito di politica, settimana scorsa ho intervistato il tuo amico Laioung e ho provato a fare un giochino con lui, ma si è messo a ridere e alla fine non mi ha risposto. Ci riprovo con te: cosa vorresti dire a Matteo Salvini se lo avessi qui davanti a te?

Beh, potremmo confrontarci, io potrei ascoltare le sue idee e lui potrebbe sentire le mie. Salvini ha iniziato militando nella sinistra, per poi finire nella Lega Nord e secondo me gioca molto su questo fatto. Però non penso sia una persona stupida, capirebbe.

Potremmo creare un format video: “Maruego dialoga coi politici”.

Eh dai, perché no: organizziamo…

Mi pare di capire che sei una persona interessata all’attualità: qual è la tua dieta mediatica?

Seguo i telegiornali, per esempio il Tg5, e leggo gli articoli online, guardando la home del telefono. Di certo non Italia1 perché son solo “tette e culi”…

…dicono che in questo periodo devi bere molta acqua e non uscire nelle ore più calde, per questo l’intervista l’abbiamo fissata alle cinque.

Eh eh, è una news importantissima! Comunque guardo anche un sacco di documentari o film impegnativi, in tv.

Tipo?

The Lobster, dovresti vederlo: è il film più strano che abbia visto in vita mia. Si dice che l’aragosta sia un animale che continua a crescere fino a quando il suo guscio esplode, per poi rifarne un altro. E il film parla di questo uomo che continua a subire angosce, angosce, angosce, finché un giorno…vabbè, dovresti guardarlo!

Bella Maru, so cosa fare stasera.

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