Misty Copeland, ecco chi è la prima Giulietta di colore

La principale dancer dell'American Ballet di New York è la stella di Romeo e Giulietta, al Teatro alla Scala

Il bacio (di scena) che ammirate in questa immagine così intensa segna per Misty Copeland un successo che condivide con le giovani ragazze afroamericane, le donne che ambiscono a una realizzazione consapevole e che maturano la certezza di poter diventare un modello per quelle donne che domani ricopriranno ruoli cardine della società civile. Per la prima principal dancer dell’American Ballet di New York, l’impegno nella danza ha significato l’emancipazione, oltre che l’indubbio apprezzamento internazionale per la sua arte contro i pregiudizi. In Romeo e Giulietta, balla al fianco dell’incredibile Roberto Bolle alla Scala di Milano: per la prima volta sarà una ballerina di colore sul palco del Piermarini.

Una emozione soffice, candida come il messaggio che la Copeland ha affidato ai suoi puntuali profili social e alla sua biografia – un libro scomodo, indigesto anche per sua madre – in cui la ballerina affida la sua storia umana e professionale, quella esistenza che anche il presidente uscente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha ritenuto un esempio per la comunità afroamericana e per la società civile.

La principal dancer, nata a Kansas City nel 1982, ha debuttato a Milano con Romeo e Giulietta di Prokof’ev con coreografia di Kenneth MacMillan al fianco, come detto, di Bolle. Misty, ospite dell’etoile nel suo programma La mia danza libera, aveva ballato con Roberto il passo a due del balcone, quello intenso e struggente che chiude il primo atto.

Ma Misty è tutto fuorché una predestinata ed è questo che la rende eccezionale. Nella sua vita la danza è arrivata tardi, quando aveva già 13 anni grazie all’incontro con Cynthia Bradley, un’insegnante che ha creduto in lei, l’ha forgiata –  il talento c’era, ma erano in molti a dire che Misty non aveva quello che si dice un fisico e un piede da danzatrice – e soprattutto le ha dato una speranza di riscatto tanto che per la ragazza ballare è diventato «un modo per fuggire dalla realtà». Alla quale, però, ogni giorno, tolte le scarpette, la riportava prepotentemente la madre che più che sul palco la vedeva in altri contesti ben diversi.

A ogni relazione interrotta, Misty e sua madre si ritrovavano in un motel con un passato composto da un nuovo tassello e un futuro incerto, in preda all’incertezza di chi non nutre di certezze il proprio presente. Forse è da questi cambiamenti così repentini, dalle urgenze che scaturisce la determinazione di questa splendente artista americana che si presta oggi a iniziative di sostegno culturale e per la lotta alla diversità razziale.

Il Times ha inserito la Copeland tra le cento persone più influenti del mondo, riconoscimento evidente di come la sua grazia abbia sedotto il mondo della danza e non solo.

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