Morbo di Alzheimer: trovata una possibile cura per il 60% dei casi

Una ricerca dell'Università di Tel Aviv avrebbe ottenuto risultati eccellenti nel trattamento di un gene che causa il 60% dei casi di Alzheimer

Arrivano da Israele ottime notizie nell’ambito della ricerca per la cura dell’Alzheimer, una delle malattie invalidanti più diffuse: gli studiosi dell’Università di Tel Aviv sarebbero infatti riusciti a trovare un innovativo trattamento capace di dare ottimi risultati dopo esser riusciti a modificare il gene responsabile del 60% dei casi di Alzhaimer.

La ricerca, effettuata sui topi, è stata condotta dal professor Danny Michaelson in collaborazione con il dottor Anat Bam-Kagan e un’azienda americana chiamata Artery ed è stata pubblicata sul “Journal of Alzheimer’s Disease”

“Per vent’anni gli scienziati di tutto il mondo hanno cercato di trovare una cura efficace per l’Alzheimer, che è la causa principale della demenza senile, senza ottenere risultati – ha dichiarato il professor Danny Michaelson, autore dello studio in collaborazione con il dottor Anat Bam-Kagan e un’azienda americana chiamata Artery – Tra il 2002 e il 2012 sono stati condotti 413 esperimenti in tutto il mondo esaminando 244 casi e possibili cure e tutti sono falliti”.

Questa volta, invece, i risultati sono stati assolutamente incoraggianti. Nello specifico, si è riusciti a modificare sui topi il gene APOE associato all’Alzheimer: questo gene ha due ‘versioni’ una sana, ovvero l’APOE3, e una legata invece alla malattia, la APOE4, trovata nel 60% dei malati.

Negli animali analizzati e sottoposti alla cura, si è notato come siano passati dal mostrare un comportamento ‘confuso’, che li faceva sembrare persi – come accade nei malati di Alzheimer – ad uno ‘normale’, che gli ha permesso ad esempio di riuscire a localizzare un’isoletta sommersa nel mezzo di uno stagno artificiale.

Nuove speranze, dunque, anche se una cura definitiva pare ancora lontana, anche perché un simile trattamento per gli esseri umani non potrebbe comunque essere pronto prima di tre o quattro anni.

“Grazie ad una nuova tecnica, siamo riusciti a convertire l’AOPE4, un obbiettivo fondamentale e poco studiato, in APOE3. In ogni caso, non possiamo parlare di cura ‘assoluta’ per tutte le variabili dell’Alzheimer”, ha sottolineato Michaelson.

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