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Nel 2050 i robot saranno più degli esseri umani

Secondo Masayoshi Son i robot supereranno gli esseri umani nel 2050, non senza problemi per la nostra sicurezza

Fonte: Pixabay

Stiamo vivendo la terza, se non la quarta, rivoluzione industriale e tecnologica. L’invenzione del computer è ormai lontanissima e, nel mondo del nuovo millennio, siamo già abituati a vedere robot, droni, intelligenze artificiali che svolgono le più svariate attività.
Nuovi tipi di robot vengono presentati a decine ogni anno, ognuno parzialmente più avanzato del precedente. La corsa delle varie aziende all’innovazione sta procedendo a passo spedito, l’ambito della robotica e dell’automazione sta prendendo la sua fetta consistente di mercato e sta trovando il suo posto all’interno di molteplici aziende. Ma proprio nei prossimi anni questa diffusione delle intelligenze artificiali subirà un ulteriore avanzamento, è Masayoshi Son ad affermarlo, CEO di della compagnia Softbank.

Un 2050 bionico

Masayoshi Son, con le sue dichiarazioni, è preciso nell’indicare quanti saranno i robot entro il 2050: secondo lui ci saranno più robot che umani. Son si spinge anche oltre, secondo lui entro il 2018 il numero di microchips nel mondo supereranno il numero dei neuroni di tutta l’umanità, che è veramente una quantità ai limiti dell’immaginazione.

Questo numero straordinariamente grande è dato dalle applicazioni veramente varie della robotica, che nei prossimi 25 anni aumenteranno ancora: ad oggi i chips si trovano nelle macchine, nelle case, nei telefoni, in tutti i mezzi di trasporto, nei sistemi di sicurezza di ogni edificio, negli apparecchi medici. Si può dire senza esagerazione che il nostro mondo è già bionico e che nel 2050 aumenteranno solamente i robot propriamente detti, che abiteranno le nostre città come attualmente lo fanno gli esseri umani e troveranno utilizzi oggi impensabili.

L’Internet of Things e i problemi della robotica

Masayoshi Son è anche CEO della ARM, una compagnia di microchips, software e robotica che ha basato i suoi recenti progetti sul cosiddetto “Internet of Things”, abbreviato in IoT (Internet delle cose). Il concetto di IoT è nato nel 1999 per definire la parte del web in cui vi sono informazioni trasmesse e ricevute da dispositivi di vario tipo, diversi da quelli utilizzati come medium dagli esseri umani (tablet, PC, smartphones). La ARM produce gadget per facilitare questa comunicazione tra “robot in rete”, una rete che è destinata ad ampliarsi sempre di più.

Nelle sue dichiarazioni Masayoshi Son però non è del tutto ottimista: è certo che il numero di intelligenze artificiali aumenterà a dismisura, ma avverte che il problema principale rimane la sicurezza: in un mondo sempre più robotico è necessario essere in grado di creare limitazioni agli attacchi cibernetici, all’hacking, alla fuoriuscita di informazioni. Ad oggi, afferma Son, la situazione della sicurezza è veramente molto arretrata se confrontata con il numero sempre crescente di robot in circolazione.

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