Nicola: "Pedalo per Ale, il figlio perduto che ora mi guida"

Il tecnico del Crotone domenica arriva a Torino, dove chiuderà la sua pedalata per l'Italia

Quella di Davide Nicola è una pedalata attraverso i luoghi della sua esistenza, una sorta di seduta di analisi in movimento in cui non si lesinano abbracci, incontri, discussioni, buone cene, confronti con l’Italia della gente che è stata la sua gente. E che, oggi, non può esimersi dal misurarsi con il tema civile che Nicola ci butta addosso: la sua storia, la drammatica condizione di vulnerabilità che vivono i ciclisti su strada. Non è un caso che sostenga due associazioni che si occupano proprio di questa emergenza.

Così Nicola, dopo una stagione incredibile al Crotone, ha deciso di risalire, tappa dopo tappa, il Bel Paese conosciuto da calciatore e da allenatore, dallo Ionio al Tirreno passando per l’Adriatico, una frazione al giorno: Crotone, Bari, Andria, Pescara, Ancona, Livorno, Genova, per chiudere domenica a Torino, davanti allo stadio Filadelfia.

Oltre a SkySport, che segue l’intera impresa del tecnico su web e televisione, con Davide ci sono le persone comuni quelle che attingono a questa esperienza educativa e che restituiscono una parziale, ma entusiasta lettura del suo giro grazie ai social, postando foto, video, messaggi brevi ma partecipi con l’hashtag #inbiciconNicola.

Per quanti avessero già letto la lettera inviata al figlio Alessandro, tragicamente scomparso ad appena 14 anni investito da un autobus mentre era in bicicletta, la motivazione umana di Nicola è cosa comprensibile. Ma che non stenta ad arricchirsi di parole più autentiche, intense, se a rispondere è lui, come ha fatto in un’intervista a Repubblica, alla vigilia della chiusura di questa esperienza:

“Lo so che tutti vorrebbero chiedermi, lo vedo dagli occhi delle persone, ma sono in difficoltà. Capisco. Quel giorno, a parte il dolore che ti strappa le viscere, mi si è bloccato il tempo. E in quel preciso istante, mentre guardavo la scena, di cui ricordo ogni infinitesimo particolare compresi la forma e il colore delle pietre del selciato, ho capito di colpo chi ero, quello che volevo, quello che temevo. Mi sono sentito un gigante con tanti lillipuziani intorno e un lillipuziano circondato da giganti. Ora, io ho metabolizzato il fatto che Alessandro non sia più con noi e che c’è un tempo di vita per tutti. Ma so che lui mi ha insegnato più cose di chiunque altro nella mia vita. Essere contento senza un apparente motivo, a prescindere; essere sempre occupato con qualcosa, fosse pure un’attività qualsiasi come un disegno; desiderare con forza innaturale ciò che veramente si desidera, proprio come fanno i bambini. Queste cose ora sono passate a me, fanno parte di me”.

 

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