Nonno Ciccio, l'ultras del Foggia più vecchio d'Italia

Francesco Malgeri è ancora pronto a seguire la sua squadra del cuore in trasferta

Francesco Malgeri, alias Nonno Ciccio, è l’ultrà più emblematico di stereotipi al contrario sul complesso universo del tifo delle curve. Nonostante abbia 92 anni non ha mai abbandonato lo stadio del suo Foggia, la squadra che segue da 80 anni, e di cui è diventato una sorta di simbolo da estendere, esportare, perché un calcio diverso si manifesti dentro e fuori gli impianti sportivi.

Vi sarà sufficiente una banale ricerca, digitando nome e cognome di questo irriducibile delle trasferte, per comprendere quanto sia tangibile la potenza del suo messaggio umano oltre che la passione che alimenta con entusiasmo verso questo sport sempre più prossimo al business.

“Cosa significa la parola ultras? Un ultras è una persona che non perde mai il coraggio. Un uomo che riesce a fare cose che altri uomini non riescono a fare. Oltre ogni limite, oltre ogni forza”, ama ripetere.

Nonno Ciccio è l’ultras più anziano d’Italia, suo malgrado. Un tifoso che ama aggregarsi e mescolarsi con gli altri, manifestando con costanza la sua filosofia del tifo

“Con la macchina ho macinato oltre 345.000 km per il Foggia – ha dichiarato poco tempo fa al canale ufficiale della Lega Pro, Sportube – Non riesco a lasciarlo. Avete presente un figlio che se ne va: tu se sei il padre non smetti di seguirlo, vuoi vedere cosa combina e come se la cava. Il rapporto fra me e il Foggia è lo stesso. Lo sanno anche i miei figli che ormai si sono messi il cuore in pace. Vorrebbero stessi a casa ma io a guardare la partita in tv non ce la faccio, io devo viverla allo stadio. Quando parto per seguire la squadra in trasferta mi sento la carica di un 18enne… E la cosa bella è il rispetto, dovunque vado mi fanno parcheggiare la mia Renault Laguna nel settore ospiti e mi trattano coi guanti bianchi. A Catanzaro ho fatto il giro di campo e gli ultras hanno affisso i miei striscioni in tribuna, ad Agrigento mi hanno offerto in dono un libro con la storia dell’Akragas e festeggiato con cori ed un entusiasmo travolgente mentre un anno fa a Castellamare di Stabia (club con cui il Foggia ha una rivalità aspra e fatta di tanti scontri anche violenti, ndr) una delegazione di ultras della Juve Stabia a fine partita mi ha voluto salutare ed abbracciare. Ricordo che c’era anche un ‘guaglione’ tutto tatuato, mi disse dopo avermi salutato: ‘Nonno Ciccio, uomini come te non ne nascono più’…”.

Anche in questa intervista rilasciata all’agenzia ANSA, Nonno Ciccio la sua ferma opposizione alla violenza e quanto le trasferte gli abbiano restituito esperienze di vita irripetibili. Anche grazie alle tifoserie avversarie.

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