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Perché inseguire la felicità non ci rende felici?

L'unico modo per inseguire la felicità è darsi al minimalismo. La moda lanciata da Marie Kondo può aiutarci a vivere più serenamente

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Il minimalismo è la chiave per rincorrere la felicità. Sull’onda delle mode del riordino di Marie Kondo e dei post del Minimalista, sempre più persone iniziano a sbarazzarsi di molti oggetti che in realtà la società ci impone come utili e fondamentali. Per questa ragione, nel 2010 due amici di infanzia, Joshua Fields Millburn e Ryan Nicodemus, hanno aperto un blog che parla di come sbarazzarsi di tutta questa chincaglieria. Ogni giorno riceve 5 milioni di visite e l’offerta si è diversificata con un podcast e un film intitolato “Minimalismo: Un documentario sull’importanza delle cose”. Diretto da Matt D’Avella, presenta dei neurologi, persone che abitano in microcase, psicologi e un mucchio di autori.

Millburn ha scoperto che il minimalismo è cruciale nel rincorrere la felicità durante uno dei momenti più difficile della sua vita: la morte di sua madre e il divorzio dalla moglie. Spostando gli oggetti della defunta, ha notato la quantità di cose che aveva tenuto anche solamente per trattenere una parte del figlio. Aveva scatole sigillate da ormai due decenni e perciò si rese conto di una cosa fondamentale: i nostri ricordi non stanno nei nostri oggetti. Decise perciò di regalare tutto e cominciò a guardare tra ciò che lui possedeva e conservava.

Guardandosi intorno capì che il 90% dei suoi beni in realtà era superfluo e che molte cose servivano semplicemente per mettere in ordine. Durante 8 mesi si sbarazzò di molti suoi averi. Si decise anche a ridimensionare tre aspetti della sua vita: il lavoro ben pagato come direttore di una catena di negozi che però gli causava molto stress, una casa enorme e 40 kili di troppo. Il suo amico Ryan si rese conto immediatamente che i cambiamenti nella vita di Joshua l’avevano migliorata anche in termini di qualità e serenità.

Il minimalismo aiuta a inseguire la felicità poichè il mondo moderno ci confonde su ciò che ci può rendere più sereni. Millburn e Nicodemus ci tengono a sottolineare che non c’è nulla di intrisecamente sbagliato negli oggetti, ma ciò che in realtà ci rende tristi è la continua ricerca e il pensiero che la soluzione sia custodita in una cosa ma che invece è molto di più grande e complicata. Per l’insoddisfazione si tende a riempirsi la vita di surrogati per occupare quel vuoto, quali la tv e i drink, ma si arriva ad un momento in cui non funzionano più. Si è ossessionati dalle nuove versioni degli oggetti, perciò la soluzione è fare ordine e chiedersi: cos’è davvero importante per me? Quali sono le mie priorità?

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