Play boy ritorna alle origini...ed al nudo

Dopo un anno di copertine caste e pure, Play Boy annuncia il ritorno al nudo che l’ha reso celebre nel mondo

Fonte: Instagram

Era il numero di gennaio/febbraio 2016, Pamela Anderson ritornava svestita sulla copertina di Play Boy per l’ultimo annunciato numero senza veli. Un anno fa, sembrò che la svolta radicale del magazine fosse la fine di un’era per il mondo sexy ed erotico di cui Hugh Hefner era il capostipite indiscusso.

Oggi, dopo appena dodici mesi, la rivista torna sui suoi passi per riproporre copertine e servizi senza veli. Un ritorno alle origini che deve necessariamente aggiungere qualcosa in più al format del passato se intende avere almeno un quarto del successo che Play Boy ha avuto nei suoi anni d’oro.

L’abbandono della nudità

Fiandre Scott, CEO di Playboy Enterprises, aveva annunciato la decisione di abbandonare la nudità per allineare la proposta della rivista ai canoni estetici contemporanei e attrarre una fetta di mercato più larga. L’esperimento era dapprima iniziato sul web: il sito del magazine da tempo proponeva shootings ben più casti e il numero di visitatori pare fosse cresciuto. Da lì, l’idea di estendere la scelta editoriale anche alla rivista cartacea.

In buona sostanza, il nudo osé tanto apprezzato negli anni sessanta, settanta e ottanta, aveva nel tempo iniziato ad accusare una flessione fra le preferenze dei consumatori. La facilità di reperire gratuitamente immagini e video sessualmente espliciti tramite il web ha certamente contribuito a depauperare la fetta di mercato a cui il magazine si rivolgeva. Grazie ai video online, all’uomo in cerca di ispirazione non è più richiesto alcun esercizio di fantasia e il tutto è gratuito. Difficile resistere sul mercato per una rivista come Play Boy.

Il ritorno alle copertine senza veli

In questi giorni, Cooper Hefner (figlio di Hugh e attuale responsabile del magazine) annuncia il ritorno alle origini atteso per il numero di marzo/aprile 2017. Non è stata dichiarata la ragione del cambio di marcia, ma c’è da credere che la castità degli ultimi dodici mesi abbia eroso ulteriormente la fascia di lettori di Play Boy espropriandola anche degli aficionados dell’erotismo da sfogliare-per-spogliare.

L’erede venticinquenne del buon Hugh, malgrado ravvisasse la necessità di cambiare la proposta di Play Boy, non è mai stato d’accordo con la pudica strategia di marketing, considerandola contraria alla filosofia del magazine. Eccolo dunque accontentato, ora bisognerà aspettare per capire se l’inversione di tendenza porterà risulti economici apprezzabili.

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