"Ecco la playlist che ascolto quando voglio ricordarmi chi sono"

Gianluca Grementieri degli SKOM ci ha consigliato una "playlist di formazione" con le canzoni che ascolta per ritrovare la propria identità

Abbiamo messo gli Skom alle prese con una playlist decisamente intima e articolata. “Superata la soglia d’età dei 35 anni  – ci ha spiegato Gianluca – temo sia fisiologico che il filtro affettivo verso le novità diventi più stretto. Il cervello riesce spesso a esaltarsi per ciò che di nuovo e sbalorditivo lo raggiunge, ma è molto più difficile tutto penetri sotto pelle”.

“In qualche modo il “romanzo di formazione” è già stato scritto – continuano -. E la playlist che meglio mi racconta è probabilmente composta dai pezzi qua sotto elencati. Non descrivono necessariamente un mio criterio estetico. Solo corrispondono ai miei crocevia”.

La playlist inizia con “E la vita, la vita” di Cochi e Renato.  “Assorbita e accompagnata con le mani che neanche sapevo camminare – svelano gli Skom -. Struggente e malinconica sotto una patina di ironia e gioco. Praticamente un imprinting esistenziale”.

Troviamo poi  “1983” di Lucio Dalla: “Non è fra i pezzi migliori di Dalla, ma da bambino me ne innamorai. Forse perché aveva un testo con tante parole che con un amico facevamo a gara a recitare. Di recente ci siamo rivisti ed è scattata la citazione. Parla di salti nel tempo e di memoria che sono le cose che mi hanno sempre emozionato di più in una canzone”.

Il viaggio continua con “Diane” di Hüsker Dü, “non una canzone d’amore in senso stretto, ma se sei adolescente e incontri questa gemma nella tempesta di un’infatuazione per una coetanea, sei fregato”, e  “1970” degli Stooges che “sintetizza bene un periodo di feste selvagge”.

Gli Skom scelgono anche “Meglio di uno specchio” di Massimo Volume, “Una chitarra rasoio, una batteria che ti scava nel profondo e un’implorazione disperata. Mi riporta a un nadir personale e alla fatica fatta per risollevarmi”, e  “Ribelli della montagna” di Üstmamò, “mi mostrò che Corde, Elettronica e Melodia Popolare potevano convivere. Un ritornello che tracima dagli occhi mi dice che quel che sono viene da lontano”.

Troviamo poi “I left you” di Sophia e “Il futuro” di Baustelle. “Ero compagno d’università di Bianconi dei Baustelle nei ’90 – raccontano – e la prima volta che ho sentito “Il futuro” nel 2015 mi si sono materializzati davanti i fantasmi di ciò che eravamo. A cui Francesco stava raccontando cosa sarebbero diventati”.

“La vera macchina del tempo è per me “Gennaio” dei Diaframma – spiegano ancora -. Il suo urlo può riassumere una vita. Ascoltarla ha sempre un significato di “ripartenza” ed è anche il pezzo la cui cover ha fatto nascere la mia band, SKoM. E forse mia figlia”.

Infine la playlist si chiude con “The Hunter” dei Godmachine. “Qualcuno ha scritto dei Godmachine che sono stati “la più grande band che il mondo non ha mai conosciuto”. Per me, sicuramente, quella più emozionalmente devastante”.

Il trio post punk degli Skom nasce nel 2014. Nel 2015 i membri originari Franco Naddei (il beat), Gianluca Grementieri (graeme), ed Ester Santacroce (la cruz) lanciano l’ep Fünf (PippolaMusic/Audioglobe).

Fra i singoli estratti dal disco spunta da subito “Firenze è morta (in un giorno punk)”, che diventa un grande successo. Nel 2016 entra nella band Martin Rush e un anno dopo esce “Chi Odi Sei”.

Skom
Fonte: Erika Errante

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