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Il potere della supertalpa che diventa una pianta

L’eterocefala glabra, la “graziosa” talpa senza pelo, è un prodigio della natura. Non prova dolore, è anticancro e si trasforma in pianta

Fonte: Twitter

La supertalpa è un prodigio della natura. Non solo ha dimostrato scientificamente di non provare dolore e avere tutte le carte in regola per proteggersi dal cancro e insegnarci come farlo.  Da qualche giorno questo “grazioso” animaletto senza pelo torna a far parlare di sé grazie alle sue proprietà straordinarie.

Il nome scientifico di questa piccola talpa rosa è “Heterocephalus glaber Ruppel”. Il suo nuovo “superpotere”? Quello di trasformarsi in una pianta per poter sopravvivere in situazioni di carenza d’ossigeno. Le talpe vivono in grandi colonie sotterranee molto affollate. Questi cunicoli terrosi, spesso poco areati, hanno insegnato alla talpa ad assimilare il fruttosio al posto dell’ossigeno (proprio come le piante!) e respirare così.

La scoperta è arrivata alla rivista di divulgazione scientifica Science grazie al suo coordinatore, Thomas Park, ricercatore dell’Università dell’Illinois. La sua caratteristica sarà in grado di aiutarci nello sviluppo di farmaci e medicamenti per proteggere le cellule del cervello da eventuali infarti o ictus.

Le talpe eterocefale glabre sono animali davvero straordinari: risiedono in vaste colonie (di circa 70-80 esemplari) e sono organizzate in modo simile alle api. Possono vivere fino a quindici anni, sebbene alcuni studiosi sostengano di aver visto esemplari arrivare ai 30. Non dimentichiamo inoltre che la loro configurazione fisica le rende coriacee a situazioni climatiche avverse e carestie. Possono resistere per molto tempo senza mangiare e, essendo sprovviste dei recettori della “Sostanza P”, un neurotrasmettitore della modulazione delle sensazioni dolorifiche, non provano dolore. I loro polmoni sono talmente piccoli che il metabolismo dell’ossigeno è bassissimo: quando l’ossigeno nel sangue scende sotto la soglia critica possono sfruttare il fruttosio per colmare la mancanza. Se un essere umano o un altro animale morirebbero in pochi minuti, loro possono sopravvivere fino a diverse ore!

È la prima volta che la comunità scientifica osserva una simile capacità in un mammifero, e le sue applicazioni mediche potrebbero aiutarci a sviluppare delle terapie adatte a proteggerci durante gli arresti cardiaci e rivoluzionare le cure post-infarto. La loro organizzazione riproduttiva è simile a quella delle loro compagne sotterranee, le formiche. È solo la regina, infatti, a potersi riprodurre. Questa femmina dominante si può accoppiare con due o più maschi “operai” e dare alla luce fino a venti piccoli alla volta.

Forse non si tratta dell’animale particolarmente grazioso, ma diciamocelo: ha carattere da vendere e si fa perdonare così!

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