Premio Campiello 2017: ecco chi ha vinto

Anche quest'anno i grandi della letteratura italiana si sono sfidati nel prestigioso Premio Campiello. Ecco chi ha vinto l'edizione 2017

Fonte: Facebook

Donatella Di Pietrantonio è la vincitrice del Premio Campiello 2017 con il romanzo “L’Arminuta”, edito da Einaudi. La scrittrice ha convinto la giuria, ottenendo ben 133 voti e battendo gli altri autori.

Secondo classificato Stefano Massini con “Qualcosa sui Lehman” (Mondadori) che ha conquistato 99 voti. Terzo Mauro Covacich con “La città interiore” (La Nave di Teseo), grazie a 25 voti, quarto posto, con 13 voti, per Alessandra Sarchi autore di “La notte ha la mia voce” (Einaudi), mentre Laura Pugno è arrivata quinta con “La ragazza selvaggia” (Narsilio) che ha ottenuto 12 voti.

Classe 1963, Donatella Di Pietrantonio è nata in provincia di Teramo e “L’Arminuta” è il suo terzo romanzo, dopo il successo di “Mia madre è un fiume” e di “Bella mia”, che è stato candidato al Premio Strega nel 2014. Scrittrice, ma anche odontoiatra pediatrica, ha raccontato nel suo libro la storia struggente e unica di una ragazzina che nell’Abruzzo degli anni Settanta, viene restituita alla famiglia biologica dalla coppia di zii borghesi che l’ha cresciuta. Un ritorno alle origini in un mondo per lei sconosciuto e pauroso, dove mancano denaro e affetto.

Il titolo è un termine che deriva dal dialetto abruzzese. “L’Arminuta” infatti significa “la ritornata”. “Sono emozionatissima, felicissima – ha spiegato l’autrice dopo aver ricevuto il premio -. Voglio dedicare il premio alle mie due famiglie: quella che mi ha generato e quella che ho costruito e alle persone che hanno lavorato con amore intorno a questo libro. Ringrazio i lettori che lo hanno amato e le due giurie che lo hanno votato e i librai – ha poi aggiunto Donatella Di Pietrantonio-. Voglio portare questo dono in Abruzzo, nella mia regione che viene fuori da un anno orribile, che ha subito terremoti, valanghe e incendi. Infine voglio dedicarlo a tutte le arminute e tutti gli arminuti, le persone che hanno vissuto nella loro vita e sulla propria pelle l’esperienza dell’abbandono”.

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