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Quegli allenatori italiani così poco linguisti

Da Mazzarri a Conte fino a Zambrotta: quando le vere insidie del mestiere di tecnico non vengono dal campo, ma da accordi verbali e pronunce.

Non esiste ormai angolo del mondo senza una squadra allenata da un mister con il passaporto italiano. In attesa di ritrovare una generazione di calciatori che possa far sognare in grande con la maglia azzurra, costretta ad aggrapparsi nelle ultime spedizioni a rari sprazzi di talento oppure, come ad Euro 2016, al cuore e alla determinazione trasmessi da Antonio Conte, oltre all’organizzazione tattica, l'orgoglio del calcio nostrano è tutto affidato a chi sta sulla panchina.

Merito della scuola di Coverciano, invidiata più o meno ovunque, e della predisposizione del popolo italico ad arrangiarsi sempre e comunque anche in situazioni ambientali apparentemente proibitive. Così nella prossima stagione saranno ben 4 i tecnici italiani in carica in Premier League, con Conte e Mazzarri ad aggiungersi al decano Ranieri, campione in carica con il Leicester, e al riconfermato Guidolin, senza ovviamente dimenticare Carlo Ancelotti, approdato al Bayern Monaco con la chiara  missione di vincere la Champions League con la terza squadra diversa.

Le conoscenze tecniche e tattiche sono fuori discussione, ma dove emerge qualche problema è sul lato linguistico. Imparare l’inglese o il tedesco non è del resto così semplice per persone di 40-50 anni totalmente all’oscuro anche dei rudimenti della lingua, anche perché farsi capire dai giocatori nel più breve tempo possibile è fondamentale per accorciare i tempi di apprendimento delle nozioni calcistiche, oltre che per farsi apprezzare dai tifosi. Capita allora che la stampa inglese, al pari di quella italiana, abbia ironizzato a lungo sulle prime parole molto scolastiche di Walter Mazzarri nel primo giorno di allenamenti al Watford.

Il messaggio che l’ex tecnico di Napoli e Inter si era evidentemente preparato e che ha poi letto davanti alle telecamere ha riscosso simpatia, ma anche qualche imbarazzo, in coincidenza con le tante pronunce sbagliate. E se il primo tedesco di Ancelotti è stato forzatamente al rallentatore, meglio è andata a Conte, che peraltro l’inglese lo studiava da anni. Il primo confronto con la stampa inglese è stato dignitoso, anche se lo stesso ex ct azzurro non è riuscito a evitare qualche inciampo nella pronuncia dopo aver ammesso di faticare a comprendere le domande.

Il tempo per perfezionarsi (si spera) non mancherà, pure a Gianluca Zambrotta. Il terzino Mundial 2006 è volato in India per guidare i Delhy Dynamos insieme a Simone Barone nel ruolo di vice, ma la conferenza stampa di presentazione è stata un flop. In difficoltà fin dall’inizio con l’inglese, al punto da sbagliare pure il nome della squadra, l’ex giocatore di Juventus e Milan si è arreso a metà percorso, scusandosi e chiedendo di poter proseguire in italiano.

Tutti rimandati, quindi, ma la scuola comincia a settembre. E nel caso si può andare a lezione da Ranieri e Di Matteo, due che l’inglese lo maneggiano con disinvoltura e che, forse non a caso, in Inghilterra hanno già vinto.

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