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Questo dottore ha 104 anni, ecco i consigli della sua esperienza

Shigeaki Hinohara è un dottore giapponese di 104 anni che fornisce consigli pratici per avere una vita sana, lunga e felice

Fonte: Flickr

Chi meglio di un dottore di 104 anni può dare dei consigli su come invecchiare? Il Dottor Shigeaki Hinohara vive in Giappone ed è uno dei medici e degli educatori più longevi al mondo. Dal 1941 opera presso il St. Luke’s International Hospital di Tokyo ed insegna presso il St. Luke’s College of Nursing; a partire dal suo 75° compleanno ha pubblicato 15 libri vendendo milioni di copie e ha fondato il New Elderly Movement. Il Dr. Hinohara incoraggia ad avere una vita lunga, sana e felice e, a tal fine, dà alcuni consigli strettamente legati alla sua esperienza.

Il primo consiglio che ci arriva dal dottore di 104 anni è quello di dimagrire. Tutte le persone che vivono a lungo, indipendentemente dalla nazionalità, dalla razza o dal genere, hanno una cosa in comune: nessuno di loro è in sovrappeso. Alla mattina consiglia di assumere caffè, latte e succo d’arancia, a pranzo latte e qualche biscotto e a cena verdure, pesce e riso. Il Dr. Hinohara esorta poi a non andare in pensione, a dedicarsi al volontariato, a non accumulare cose materiali, ad allargare sempre gli orizzonti e a pianificare gli impegni futuri con ottimismo.

Fondamentale per invecchiare bene è condividere ciò che si sa e stare in contatto con tante persone. Altri consigli del dottore di 104 anni riguardando la salute: per mantenersi in forma è importante fare le scale tutti i giorni e mantenere i muscoli in allenamento; inoltre, nel caso di un eventuale intervento chirurgico, consiglia di chiedere al medico se sottoporrebbe il suo partner o i suoi figli alla stessa procedura. Il medico giapponese ritiene infatti che, a volte, la chirurgia causi un dolore inutile e che potrebbe essere sostituita dalla pet therapy, dalla musicoterapia o da corsi d’arte.

Attività queste presenti nel suo ospedale: divertirsi è, secondo lui, il modo migliore per sconfiggere il dolore. Inoltre, nella sua concezione, i nosocomi devono essere progettati per affrontare le grandi catastrofi e devono essere in grado di curare ogni paziente che si presenta alle loro porte. È ovvio che la scienza da sola non può curare o aiutare tutte le persone allo stesso modo in quanto la malattia è individuale. Ognuno di noi è unico e le malattie sono strettamente collegate al nostro cuore; per conoscere la malattia ed aiutare le persone, i medici hanno quindi bisogno di arti liberali e visive e non solo di quelle mediche.

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