Renzi, Draghi e il monsignor Ravasi: ecco tutti i nomi degli spiati

Arrestati un ingegnere e sua sorella a Roma per aver violato mail e portali

Roma, 10 gen. (askanews) – Sono accusati di aver ‘spiato’ anche il sito dell’ex premier Matteo Renzi e dello stesso Partito democratico l’ingegnere nucleare di 45 anni, Giulio Occhionero e la sorella Francesca Maria, 49 anni, entrambi residenti a Londra ma domiciliati a Roma, molto noti nel mondo dell’alta finanza capitolina. Nel provvedimento di arresto eseguito dalla Polizia postale su indicazione della Procura di Roma si fa riferimento a diversi portali web di interesse istituzionale, tra cui quello della Banca d’Italia, della Camera e del Senato. In un passo il gip Maria Paola Tomaselli scrive che gli Occhionero “al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno accedevano abusivamente a caselle di posta elettronica protette dalle relative password di accesso sia personali che istituzionali appartenenti a professionisti del settore giuridico economico nonchè a numerose autorità politiche e militari di strategica importanza o di sistemi informatici protetti utilizzati dallo Stato e da altri enti pubblici”.

Tra gli indirizzi eccellenti c’è “l’account Apple dell’ex presidente del consiglio Matteo Renzi e gli account istituzionali degli ex Governatori della Banca d Italia Mario Draghi ora Presidente della BCE e Fabrizio Saccomanni. Inoltre tra gli account presenti nella lista e comprensivi della password se ne evidenziano alcuni con domini istituzionali interno.it, camera.it, senato.it, esteri.it e giustizia.it o riconducibili ad importanti esponenti politici, come Maurizio Scelli, Sergio De Gregorio, Domenico Gramazio, Stefano Caldoro”. C’è anche quello riferito al cardinale Gianfranco Ravasi e di cui – si aggiunge – risultano essere compromessi i PC in uso a due collaboratori del prelato dal 2007 Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e del Consiglio di Coordinamento fra Accademie Pontificie.

L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Caporale e dal pm Eugenio Albamonte. Secondo le accuse i due indagati agivano “mediante l’installazione abusiva da remoto nei relativi sistemi informatici e telematici del malware Eyepiramid idoneo a intercettare chiavi di accesso username e password”. I reati contestati sono quelli di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato e intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche. I due provvedimenti di custodia cautelare in carcere sono stati eseguiti nell’ambito di una complessa attività di indagine condotta dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico della Polizia postale.

Nei confronti dell’ingegner Occhionero e della sorella gli investigatori hanno acquisito elementi probatori in merito ad attività criminali pianificate e condotte da loro, consistenti nella gestione di una botnet con finalità di cyber spionaggio. Grazie a una rete di computer preliminarmente infettati tramite la diffusione di un malware denominato Eyepiramid (dal quale prende anche il nome l’operazione), i due hanno per anni acquisito dalle numerosissime vittime, notizie riservate, dati sensibili, informazioni, gelosamente custodite su impianti informatici statunitensi, ora sequestrati dagli operatori della Postale, con l’aiuto dei colleghi della Cyber Division dell’Fbi e che consentiranno di accertare quali e quanti dati siano stati illecitamente sottratti.

Nel mirino della rete occulta, una galassia di soggetti che a vario titolo gestiscono la funzione pubblica, ovvero interessi delicati, e quindi in possesso di informazioni particolarmente sensibili e strategiche, o di particolare valore per chi opera in determinati ambiti finanziari. Tra gli osservati dall’ “Occhio della Piramide” gli appartenenti a una loggia massonica, archiviati sotto la sigla “Bros” (fratelli) in una cartella piazzata in una delle numerose drop zone all’estero. Con la sigla “Pobu” (Politicians Business), invece, venivano catalogati gli esponenti politici target del sodalizio criminale. L’indagine ha altresì permesso di ricostruire un complesso scenario fatto di società “a scatole cinesi” nazionali e straniere, usate come paravento per l’acquisizione, in via anonima, di servizi informatici all’estero.

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