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Retina artificiale: sperimentazione sull'uomo entro il 2017

L'Istituto Italiano di Tecnologia ha realizzato una retina artificiale che potrebbe segnare la svolta per chi soffre di retinopatie

Fonte: Pixabay

Una ricerca italiana sembra portare nuove speranze a tutti coloro che soffrono per patologie invalidanti della retina. L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, coadiuvato dal Centro di Neuroscienze e Tecnologie Sinaptiche (NSYN) e dal Centro di Nanoscienze e Tecnologie di Milano (CNST), ha sviluppato una retina artificiale in polimeri organici da cui sono arrivate risposte importanti dopo la prima sperimentazione su cavie animali.

Entro il 2017, la nuova tecnologia sviluppata dal team di ricercatori supervisionato dal Prof. Fabio Benfenati dovrebbe essere testata anche sull’essere umano. I risultati attuali dimostrano che la nuova retina artificiale comporta vantaggi maggiori rispetto ai modelli attualmente in uso, sia per le prestazioni sia per quanto riguarda la tollerabilità.

I vantaggi della retina sviluppata dall’IIT rispetto ai metodi già utilizzati

Le prestazioni della retina appena sviluppata dai ricercatori italiani sembrano portare una buona dose di ottimismo. Il Prof. Benfenati sottolinea che le cavie sottoposte all’intervento di sostituzione della retina hanno dimostrato da subito la capacità di orientarsi verso la luce. Inoltre, la protesi ha ristabilito il riflesso pupillare e i soggetti hanno mostrato risposte corticali elettriche e metaboliche agli stimoli luminosi, nonché la capacità di discriminazione spaziale.

Rispetto ai modelli preesistenti, la nuova retina è: altamente tollerabile (cioè accettata dall’organismo di un più alto numero di soggetti); dura più a lungo e non necessita di energia esterna per funzionare (è autonoma).

Tempi per la sperimentazione sull’essere umano

Ovviamente, la bontà di questi risultati potrà avere conferma solo dopo un primo periodo di prova sperimentale sulla retina degli esseri umani. Entro un anno dalle prime protesi, si saprà se la tecnologia segna la svolta per risoluzione delle patologie retiniche invalidanti.

Grazia Pertile, direttore del Dipartimento di Oftalmologia dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, spiega: «Speriamo di riuscire a replicare sull’uomo gli eccellenti risultati ottenuti su modelli animali. L’obiettivo è quello di ripristinare parzialmente la vista in pazienti resi ciechi dalla degenerazione dei fotorecettori che si verifica in numerose malattie genetiche della retina, come ad esempio la retinite pigmentosa. Contiamo di poter effettuare la prima sperimentazione sull’uomo nella seconda metà di quest’anno e raccogliere i risultati preliminari nel corso del 2018»

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