Roma, la carezza del poliziotto alla migrante durante lo sgombero

Durante lo sgombero di un palazzo a Roma, fra scontri e guerriglia urbana, un poliziotto ha intenerito tutti, consolando una migrante che piangeva

Fonte: Ansa

La carezza del poliziotto alla migrante durante lo sgombero. Mentre lo sgombero del palazzo di via Curtatone, a Roma, continua a far discutere, l’Italia scopre la storia di un agente e una donna, uniti da una foto.

Lo scatto è stato realizzato durante gli scontri che sono sfociati nella zona vicino a piazza Indipendenza, dove somali ed eritrei sono stati costretti ad abbandonare un edificio che era stato occupato abusivamente. Lo sgombero non è stato affatto pacifico e ha scatenato una vera e propria guerriglia urbana, con lancio di sassi da parte di migranti e le forze dell’ordine che sono ricorse all’utilizzo di manganelli e idranti.

“Erano circa le otto di mattina, in piazza Indipendenza. Da poco la polizia aveva provato il primo sgombero della piazza” ha spiegato Angelo Carconi, il fotografo che ha realizzato la foto. La donna, che si chiama Genet, è una 40enne eritrea che voleva superare i blocchi delle forze dell’ordine per prendere le proprie valige.

“Il poliziotto si è avvicinato – ha svelato il fotografo – e sembrava volere rassicurare la donna, che stava piangendo e provando a passare attraverso i blocchi”. Nell’immagine si vede l’uomo, con la visiera alzata, mentre accarezza il volto della donna, che piange disperata.

L’agente ritratto nella foto ha 48 anni e ha descritto così quella giornata: “Dopo la prima carica le donne sono tornate nei giardini – ha svelato -. Piangevano disperate, temevano di finire in strada e di non riuscire a trovare un’altra sistemazione. Mi sono avvicinato a una di loro e l’ho accarezzata per rassicurarla che le avrebbero trovato un posto dove stare. I miei colleghi, anche se nelle immagini non si vede, hanno fatto lo stesso”.

La foto di quella carezza ha fatto il giro del web e a vederla è stata anche la famiglia dell’uomo. “L’ha vista mio figlio – ha spiegato – e mi ha chiamato per dirmi: “Papà, sono orgoglioso di te”. Spero che quella signora stia bene e abbia un tetto sulla testa. Mi piacerebbe incontrarla per sapere che si è rasserenata”.

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