Imperdibili

Sashimi, quali sono i suoi terribili segreti

Sashimi: un fenomeno in bilico tra il gusto per l'esotico e verità atroci. La denuncia di Greenpeace a tutela dell'ambiente e dei diritti umani

Fonte: flickr

Sono ormai lontani i tempi in cui il sashimi e il sushi venivano considerati pietanze per palati sopraffini e che potevano esser assaporati, soprattutto a causa del costo elevato, da una ristretta cerchia di persone. Nell’ultimo decennio, di contro, abbiamo assistito al fiorire incontrollato di ristoranti specializzati in cucina e alimenti giapponesi, i quali grazie a tariffe più accessibili, hanno permesso a chiunque di poter gustare del buon sashimi allo stesso prezzo di un menù in pizzeria. Come succede in genere, quanto più siamo sedotti da un determinato prodotto, minore sarà il numero di domande che ci porremo sulla sua provenienza.

Difatti, dietro al fascino esotico degli elaborati piatti di sashimi serviti su fantasiose strutture di legno, si nasconde una realtà ben più torbida. Nel dossier “Made in Taiwan”, pubblicato in queste settimane, Greenpeace lancia l’allarme, rivolgendo feroci accuse contro una delle principali fonti mondiali di sashimi, le tonniere di Taiwan, alle quali dobbiamo almeno un terzo dei gustosi bocconcini di pesce distribuiti in America e in Europa. Il rapporto è il frutto di anni di ricerca effettuata a bordo delle tonniere stesse, dai quali emergono una serie di dati sconcertanti, che avevano indotto, già di recente, la Commissione Europea di Bruxelles a prendere provvedimenti effettivi contro la politica illecita che regola la pesca taiwanese.

In primo luogo è frequente su questo tipo di navi lo spinnamento illegale degli squali che rimangono intrappolati nelle reti. Vero e proprio massacro, questa pratica mostruosa consiste nel tagliare le pinne allo squalo al fine di venderle. Successivamente i corpi mutilati degli animali vengono gettati di nuovo in mare e lasciati morire tra sofferenze indicibili. La frequenza con cui ciò si verifica è preoccupante: ci riferiscono gli attivisti di Greenpeace che in 3 mesi di indagine questa tortura, atroce e innecessaria, si è verificata almeno 16 volte.

Non meno importanti sono gli abusi che l’equipaggio subisce su quella che alla fine è una delle più importanti flotte da pesca a livello mondiale. Il dossier denuncia a tutti gli effetti una violazione dei diritti umani: a partire dal traffico di persone costrette a effettuare lavori massacranti, retribuiti con dei compensi minimi e insufficienti; per non parlare dei casi di violenza fisica e verbale a cui i lavoratori sono sottoposti, e delle condizioni di vita insostenibili, che non di rado procurano decessi a bordo delle imbarcazioni.

Guarda anche:
Lascia un commento

I più cliccati