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Schwazer divide lo sport italiano

Fa discutere il caso del marciatore altoatesino.

Il caso Schwazer divide lo sport italiano. Il marciatore altoatesino si è difeso: "Non mi devo scusare, stavolta non ho commesso nessun errore. Anzi, da un anno e mezzo, con tanta fatica, mi sto allenando per dimostrare che il mio ritorno sia pulito. Sono stato informato martedì di questa positività, è un incubo, è la peggior cosa che potesse succedere".

C'è ancora la possibilità delle controanalisi ma i tempi sono strettissimi, forse troppo, come evidenziato dal presidente del Coni Giovanni Malagò: "Schwazer in gara a Rio? Io sono uno che la speranza ce l'ha sempre. Certo la casistica e la storia lasciano intendere un altro tipo di direzione, salvo che invece si dimostri qualcosa di diverso. Stiamo a vedere".

"La Iaaf poteva aspettare a dare il verdetto? Non lo so, quel che penso è che vista la mediaticità del caso prima si fa, meglio è. Siamo dispiaciuti e arrabbiati per quanto accaduto e quel che amareggia di più è che sia stato dato più risalto a questa vicenda che alla cerimonia al Quirinale per la consegna della bandiera in vista dei Giochi", ha concluso a margine della presentazione del premio fair-play Menarini.

C'è anche chi difende Schwazer, come Danilo Di Luca: "E' un figliastro dello sport come me – ha detto l'ex ciclista in un'intervista a La Repubblica -. Può essere scaricato da un momento all'altro, un capro espiatorio. Io ho voltato pagina. Auguro a Schwazer di fare lo stesso altrimenti finirà malissimo".

"Se come nel mio caso o come in quello di Schwazer non hai le giuste amicizie, quindi le giuste tutele, sei più esposto. Non conosco il caso ma se vogliamo colpire il fenomeno al cuore non dobbiamo badare soltanto ai singoli casi, ma alle organizzazioni che fanno doping scientificamente eludendo i controlli medici", ha concluso.

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