Siamo ultimi in italiano e penultimi in matematica

Secondo quanto denunciato dal presidente dell'Accademia della Crusca gli italiani sono sempre più ignoranti

Ultimi in italiano e penultimi in matematica: secondo la classifica europea della cultura siamo fra i popoli più ignoranti. È un vero e proprio allarme quello lanciato da Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca secondo cui siamo sempre meno colti e conosciamo a mala pena la nostra lingua. “La lingua sta bene, gli italiani un po’ meno – ha spiegato -. Per capire le malattie degli italiani basta consultare un recente rapporto OCSE, che ha analizzato la capacità di comprendere un testo scritto e far di conto di un campione di persone tra i 16 e i 65 anni, in 24 Paesi: gli italiani si sono classificati ultimi, penultimi in matematica. Questo è uno specchio allarmante della nostra società”.

Il problema, secondo l’esperto, sarebbe la superbia degli italiani, che non avrebbero più voglia di aprire il vocabolario per imparare una parola nuova. “Molta ignoranza di oggi è figlia della superbia – ha aggiunto  Claudio Marazzini – non ci poniamo più nemmeno il problema di parlare correttamente, non apriamo più il dizionario, la pigrizia non stimola più a fare sforzi per arricchire il lessico.”

A quanto pare la questione riguarda un po’ tutti. “Spesso senti pronunciare discorsi senza capo né coda, magari dai banchi del Parlamento, e nessuno si scandalizza – ha svelato -. Mentre la lingua dovrebbe essere una sorvegliata speciale. Oggi il 20% degli italiani non va oltre l’italiano di base, notiamo una regressione anche nelle persone scolarizzate”.

A sorpresa il presidente dell’Accademia della Crusca difende i social che non sarebbero, come dicono molti, “la tomba dell’italiano e della cultura”: “La tecnologia ci può anche aiutare – ha raccontato -: i correttori automatici a volte scrivono quello che vogliono, ma ci evitano anche strafalcioni grossolani”.

Il pericolo in realtà arriverebbe dalle parole inglesi e dal loro utilizzo nel linguaggio ufficiale e in quello parlato. Per gli studiosi infatti questo potrebbe portare, con il tempo, ad un impoverimento della nostra lingua.

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