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Stop ai danni da troppi farmaci, arriva il rene in microchip

Il rene microchip permette di comprendere il reale effetto dei farmaci sull'organismo umano, facilita la sperimentazione e rende le medicine più sicure

Fonte: flickr

Il rene microchip è un nuovo metodo di sperimentazione dei farmaci, realizzato da un team di ricercatori dell’Università del Michigan. Si tratta di un dispositivo formato da una membrana sandwich in poliestere con due parti di cellule renali in coltura che ne racchiudono una di microfluido. Esso replica l’attività dei reni umani e consente di monitorare come ogni medicina possa influenzare questi organi. L’obiettivo finale è di comprendere la giusta dose di principi attivi necessari alla cura ed il momento migliore per la somministrazione.

I reni sono tra gli organi più colpiti da patologie in caso di grande esposizione ai farmaci e possono sviluppare malattie secondarie come la nefrite. La possibilità di verificare in laboratorio la sicurezza delle nuove cure e di quelle già esistenti, è un’importantissima novità in ambito medico. Ad oggi, ad esempio è stato scoperto che la gentamicina, un comune antibiotico, è molto più dannoso per i reni se somministrato a piccole dosi continue, piuttosto che in un’unica dose massiccia. Con la sperimentazione tramite rene microchip, quindi, è possibile raccogliere ed analizzare tutti gli elementi che influenzano la cura.

Capire esattamente quali sono i fattori che portano molti pazienti a sviluppare la sindrome da insufficienza renale, potrà finalmente migliorare la qualità della vita dei malati. Ma il nuovo progetto non si ferma qui. Shuichi Takayama, professore di ingegneria biomedica, spiega che la tecnologia usata per creare il rene microchip, potrà essere utilizzata anche per determinare gli effetti delle droghe su altri organi, come il cuore ed il fegato. Un’importante passo avanti nell’ambito della sperimentazione farmaceutica, che permetterebbe la realizzazione di medicine più sicure e meglio tollerate dall’organismo. Questo tipo di rene microchip, non è l’unico ritrovato della biomedica.

Presso l’Università del Michigan, è in corso un altro progetto, che prevede l’inserimento di nanotecnologie all’interno delle pastiglie di medicinali. Esse dovrebbero fornire i dati raccolti all’interno del corpo ed inviarli ai medici, che sarebbero anche in grado di sapere se il paziente assume regolarmente i farmaci. Una proposta complessa che ha suscitato dubbi e polemiche, poiché violerebbe la privacy del malato. Mentre il rene microchip esterno è già al lavoro, le pastiglie intelligenti potrebbero non essere mai commercializzate.

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