Trump: attacco hacker Russia c'è stato ma non ha cambiato esito

Il presidente eletto dopo report intellicence Usa

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Roma, 7 gen. (askanews) – L’ordine è partito direttamente dal Cremlino. Secondo l’intelligence americana sarebbe stato Vladimir Putin a volere una campagna hacker per screditare Hillary Clinton e portare alla Casa Bianca Donald Trump. A dirlo sono gli 007 americani che ieri hanno presentato al presidente eletto Trump un rapporto – reso poi pubblico – con le informazioni raccolte in mesi di indagini sulla Russia e sul suo coinvolgimento nelle elezioni americane.

E Trump, pur ammettendo che esistono le prove che l’attacco hacker da parte della Russia ci sia stato, ha da un lato dichiarato che “l’esito del voto non è stato cambiato” dal cyberattacco russo e che “grandi negligenze da parte del Comitato nazionale dei Democratici hanno permesso che avvenisse l’hackeraggio” mentre i Repubblicani “hanno difese forti”. Così su Twitter il miliardario è tornato sulla questione dopo l’incontro con il capo dell’intelligence Usa, James Clapper, e con il direttore della Cia, John Brennan.

Il documento pubblicato dall’intelligence Usa sostiene che Putin abbia “ordinato personalmente una campagna nel 2016 con lo scopo di influenzare le elezioni presidenziali” americane. Una campagna che si è trasformata da “un tentativo di denigrare” Hillary Clinton a “una chiara preferenza nei confronti di Donald Trump”. L’inchiesta è stata ordinata dal presidente Usa Barack Obama che giovedì in anteprima aveva letto le conclusioni.

Sempre secondo i documenti pubblicati dall’intelligence, Putin ha dato il via libera ad una azione su più fronti: da azioni di cyberspionaggio ad attacchi hacker fino a trollare costantemente Clinton e gli oppositori della Russia su internet.

Tuttavia, nonostante ci siano chiari segni di accessi ai comitati elettorali locali, non c’è alcuna prova per dire che Mosca sia riuscita a entrare e compromettere il conteggio dei voti lo scorso 8 novembre, il giorno delle elezioni.

Inoltre il rapporto sostiene che “con molta sicurezza” la divisione d’intelligence dell’esercito russo ha creato il pirata Guccifer 2.0 e il sito DCLeaks.com per pubblicare le mail hackerate al partito democratico e al capo della campagna elettorale, John Podesta.

Ma i documenti non portano a nessuna conclusione definitiva. “Non vogliamo fare una valutazione di quale impatto possano avere avuto queste attività sulle elezioni del 2016”, si legge nel rapporto. Infine, scrive il New York Times, l’inchiesta non presenta prove incontestabili, cosa che potrebbe dar forza alla schiera di sostenitori di Trump per continuare a credere che sia tutta una farsa montata ad arte dall’amministrazione Obama.

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