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Un anno senza Jules Bianchi, tra lacrime e rabbia

Il 17 luglio 2015 il pilota francese moriva all'ospedale di Nizza, otto mesi dopo il tragico incidente di Suzuka.

Fonte: Getty Images

E’ già passato un anno da quel triste 17 luglio 2015, il giorno in cui si è concluso tragicamente il lungo calvario di Jules Bianchi. Il 25enne pilota francese era entrato in coma il 5 ottobre del 2014 dopo un incidente sulla pista di Suzuka: la sua Marussia era andata a schiantarsi contro una gru impegnata nell’opera di rimozione della Sauber di Sutil.

Dopo il ricovero in Giappone, lo sfortunato ragazzo era stato trasferito in ospedale a Nizza, vicino ai suoi cari che risiedono nel sud della Francia.

Vettel e Hamilton, Rosberg e Massa, Ricciardo e Grosjean: tanti i piloti presenti al funerale. Sulle note di “Hotel California“, risuonato sobriamente, il feretro era stato portato in chiesa per la funzione religiosa.

“La morte di Jules è profondamente ingiusta – aveva detto il sacerdote durante l’omelia funebre -, lui però è stato felice perché ha reso il suo sogno realtà. E’ stato un pilota di raro talento, ma anche un giovane uomo di statura morale tanto alta quanto la profondità della sua umiltà”.

Philippe Bianchi, papà del compianto Jules, negli ultimi mesi ha spesso sfogato la sua rabbia per quanto accaduto in Giappone: “Un pilota non dirà niente se c’è una telecamera, perché penso che tutti abbiano paura di parlare. Quando non ci sono telecamere, tutti vengono da me e mi dicono: non è giusto, Jules non ha sbagliato, loro hanno fatto un errore. Ho tanto rispetto per le persone che hanno fatto parte dell’accident panel, ma si tratta di persone tutte molto vicine alla FIA e ritengo che questo non sia corretto”.

La tragedia di Bianchi finirà comunque tra i banchi di un tribunale. La famiglia del pilota francese ha deciso di intraprendere una azione legale nei confronti di Fia, Formula 1 e Marussia.

I legali dei parenti di Bianchi vogliono chiarezza sul caso e ritengono che la morte del pilota fosse evitabile. Per questo hanno deciso di portare in causa tutte le parti coinvolte per accertare le responsabilità in campo ad ognuno.

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