Tech

Uomini o robot? Il Giappone inventa la pelle bionica

La pelle bionica potrebbe essere tatuata, indossata come un guanto o cucita negli abiti per diagnisticare malattie. Fantascienza e scienza si fondono e si confondono

Fonte: flickr

Dal Giappone arriva un’invenzione straordinaria, la pelle bionica o pelle elettronica. Gli incroci tra medicina e tecnologia sono stati così frequenti e profondi negli ultimi anni che si rischia di confondere la linea di demarcazione tra la fantascienza e la scienza applicabile al mondo reale, ma in questo caso ci troviamo di fronte ad una creazione che potrebbe veramente rivoluzionare profondamente l’intero campo della medicina. L’invenzione di Takao Someya, scienziato presso l’Università di Tokyo, ha quindi suscitato grande entusiasmo tra i professionisti sanitari di tutto il mondo.

La pelle è l’organo più esteso del corpo umano, un vero e proprio ponte tra il cervello e il resto del mondo. Immaginate quale vantaggio potrebbe derivarne se fosse in grado di comunicare quello che sta succedendo all’interno del corpo stesso: potrebbe segnalare quando un organo è in procinto di ammalarsi, inviare informazioni ai chirurghi mentre sono all’opera, migliorare le protesi oppure diagnosticare le patologie semplicemente attraverso il tatto. Someya pensa, per esempio, che la pelle bionica, dotata di una sensibilità senza precedenti, potrebbe aiutare i medici nel sentire un piccolo tumore, visibile altrimenti solo attraverso esami diagnostici, durante i controlli di routine.

Lo scienziato giapponese coltiva il sogno di armonizzare esseri umani e robot. Vorrebbe quindi che la “e-skin” venisse indossata sotto forma di guanto, oppure tatuata sul corpo, o ancora cucita nei nostri abiti al fine di aiutare gli esseri umani a monitorare quotidianamente i propri segni vitali, tenere sotto controllo i livelli di ossigeno durante un intervento chirurgico, predire attacchi di cuore o altre malattie come mai prima d’ora. Molto ambiziosamente, Someya sostiene che questo suo sogno potrebbe diventare realtà già nei prossimi anni.

Al fine di imitare la pelle umana, ricca di circa due milioni di recettori del dolore, i sensori della pelle bionica sono in grado di rilevare la pressione e le temperature tra i 30°C a 80°C, grazie a dei semiconduttori organici, morbidi e biocompatibili. Someya e il suo team hanno inserito questi sensori biologici su un film plastico, creando una pelle elasticizzata, sottile, leggera come una piuma ma quasi indistruttibile. La pelle bionica così progettata, oltre che in medicina, potrebbe rivelarsi rivoluzionaria anche nel campo delle tecnologie indossabili.

Guarda anche:
Lascia un commento

I più cliccati