Referendum del 4 dicembre: Vasco Rossi 'dice no': scontro con Salvini

Vasco Rossi all'attacco: 'Non usate le mie canzoni per propaganda politica'

“La propaganda politica stia alla larga dalle mie canzoni”: sono le parole (stavolta senza musica) dell’ultima uscita di Vasco Rossi. Il ‘Blasco’ nazionale s’è infatti scagliato contro l’utilizzo di ‘C’è chi dice no’, una delle sue canzoni più celebri, fatto da Matteo Salvini nella campagna della Lega Nord contro il Referendum Costituzionale.

Il Komandante, come è chiamato dai suoi fan, non ha fatto esplicitamente il nome del leader della Lega, ma dal messaggio lanciato dalle sue pagine social non è certo difficile riconoscere il destinatario dei suoi strali.

“Mi dissocio dalla facile strumentalizzazione a scopo politico, in questo periodo, della mia canzone ‘C’è chi dice no’ ! – ha ‘postato’ Vasco – La propaganda politica stia alla larga dalle mie canzoni”.

Il post ha ricevuto immediato apprezzamento dagli utenti del social, con 785 condivisioni, oltre 900 commenti e 32mila like su Facebook e 180 re-tweet e 440 like su Twitter.

Non è peraltro la prima volta che alcuni politici cercano di sfruttare senza permesso canzoni per promuovere le proprie scelte e posizioni, ricevendo poi repliche polemiche da parte degli artisti non interpellati. Anche nella recente campagna elettorale americana, ad esempio, Donald Trump ha letteralmente ‘collezionato’ divieti da parte di musicisti come Rolling Stones, Neil Young e Adele di utilizzare le loro canzoni.

Il caso più celebre in quest’ambito resta però probabilmente quello di ‘Born in the Usa” di Bruce Springsteen, ‘rubata’ da Ronald Reagan e usata come sigla delle sue convention. Anche in quel caso ci fu l’immediata reazione del Boss, sia perché tutt’altro che repubblicano che perché, usando la canzone come una sorta di inno all’americanismo, se ne stravolgeva il significato e il messaggio: ‘Born in the Usa’ racconta infatti della tragedia del Vietnam in modo assolutamente critico.

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