10 posti che dovresti visitare prima che scompaiano per sempre

Tra 100 anni alcune delle più suggestive meraviglie del mondo potrebbero scomparire, meglio vederle prima che spariscano

Se non avete ancora organizzato le vacanze e avete in mente di fare uno di quei viaggi che ci segnano per sempre, vi diamo noi qualche spunto: perché non visitare uno dei 10 luoghi che di qui a 100 anni non ci saranno più e spariranno dalla faccia della Terra? Purtroppo prima scendiamo a patti con la realtà, prima ci rendiamo conto che i cambiamenti climatici, l’inquinamento e l’incuranza degli esseri umani (questa tartaruga ha rischiato la vita) hanno conseguenze gravi e concrete sul benessere del nostro pianeta che sta lanciando un grido d’aiuto rimasto fino ad ora completamente inascoltato.

Tra le diverse meraviglie naturali che rischiano seriamente di scomparire troviamo la Maya Bay in Thailandia: si tratta dell’iconica baia utilizzata come location di “The Beach”, la pellicola del 2000 con protagonista Leonardo Di Caprio, le cui acque cristalline, la sabbia bianca e le rigogliose scogliere conquistano il cuore di milioni di turisti ogni anno. Parliamo di 5mila visitatori al giorno che pian piano hanno seriamente danneggiato il sistema ecologico della baia tanto da renderne necessaria l’interdizione.

Il simbolo per eccellenza dell’India, il Taj Mahal, rischia secondo il Wall Street Journal di collassare a causa dell’azione di erosione e del forte inquinamento della zona e per restare in tema di simboli, anche la nostra Venezia non se la passa tanto bene. Stando alle preoccupazioni espresse su Live Science, il capoluogo veneto sta affondando da anni e non sembrano esserci miglioramenti, anzi sempre più frequenti sono le inondazioni che con molta difficoltà le autorità locali cercano di arginare. Prima che scompaia è d’obbligo un giro sulle gondole tra i canali di questa romanticissima città d’arte (o come questo scapestrato, un giro in surf).

Vi suggeriamo anche di fare un salto a Zahara de la Sierra, un piccolo paesino in provincia di Cadice tra le montagne dell’Andalusia, nel profondo sud della penisola iberica: Travel Channel ha messo in guardia sul futuro del villaggio spagnolo e sulla sua inestimabile natura selvaggia e incontaminata, messa però in grave pericolo dal forte aumento delle temperature e contemporaneamente dal calo delle precipitazioni subìto negli ultimi anni.

Nonostante la popolarità tra i neo-sposi che scelgono questa paradisiaca meta per la loro luna di miele (sapete perché si chiama così?), anche le Seychelles sono a rischio estinzione nei prossimi 50-100 anni a causa della continua erosione dell’arcipelago situato al largo del Madagascar nell’Oceano Indiano. Vale la pena arrivare fino in Perù per visitare il Machu Picchu prima che si sgretoli inesorabilmente sotto il peso dei visitatori (il limite fissato dall’Unesco è di 2.500 persone al giorno, ma non viene rispettato) e a causa delle frane naturali e dell’erosione a cui le rovine dell’Impero Inca sono sottoposte.

Scendendo ancor più giù, segnaliamo a rischio di estinzione anche i ghiacciai della Patagonia in Argentina, una delle più suggestive attrazioni in tutto il mondo, che purtroppo stanno combattendo una battaglia impari contro il caldo eccessivo e la conseguente diminuzione delle precipitazioni.

Per restare in America Latina, anche in Ecuador le famosissime Galapagos sono in serio pericolo: l’ecosistema delle isole studiate da Charles Darwin per la sua teoria dell’evoluzione è stato messo a dura prova da un turismo fuori controllo e dall’ingresso di specie animali e vegetali non appartenenti all’ambiente originale che sta minacciando il ricchissimo biosistema nativo.

Delicata e da tenere sotto osservazione la particolare situazione degli alberi del Parco Nazionale del Joshua Tree nel deserto di Mojave in California, che hanno un disperato bisogno di acqua e che rischiano di non riprodursi per via della grave siccità in cui versa tutta la zona.

Infine affrettatevi ad andare in Egitto e visitare le piramidi (cos’è stato scoperto in quella di Giza?) che a causa dell’erosione da inquinamento e dell’indebolimento delle basi su cui poggiano i popolari complessi funerari, dovuto alle acque reflue, potrebbero ben presto collassare.

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