4 Maggio 1949: In memoria del Grande Torino

68 anni fa avveniva una delle più grandi tragedie della storia dello sport. L’aereo che riportava a casa il Grande Torino si schiantava a Superga

Fonte: Wikipedia

 

Il 4 maggio del 1949, attorno alle cinque del pomeriggio, l’aereo con a bordo il Grande Torino terminava il suo volo contro la collina di Superga. Una tragedia indimenticabile per molte ragioni: vi persero la vita oltre trenta persone, perché – beffarda – avvenne a pochi minuti da casa, e perché spazzò via in un colpo solo quella che viene considerata una delle squadre di calcio più forti di sempre.

Gli ultimi minuti del Grande Torino

Risale alle 16.45 circa una delle ultime comunicazioni provenienti dall’aereo sul quale si trovano i granata: “siamo sopra Savona”, avvisa l’equipaggio, “voliamo al di sotto delle nubi, 2 mila metri”. Poi la previsione, “fra 20 minuti saremo a Torino”, amara, perché del tutto ignara di quale reale destino attenda il velivolo.

Si tratta di un trimotore Fiat G.212, compagnia aerea ALI. Sul fianco ha la sigla I-ELCE, dentro ha tutti o quasi i giocatori del Grande Torino. Poi ci sono allenatori, massaggiatori e dirigenti. Ci sono anche alcuni giornalisti, oltre, ovviamente, ai membri dell’equipaggio. In tutto 31 persone che, pochi minuti dopo le ore 17 del 4 maggio 1949, non ci sono più. L’aereo si schianta contro il terrapieno retrostante la Basilica di Superga a causa della fitta nebbia, di un guasto all’altimetro o di entrambe le cose.

I 31 morti della collina di Superga

Sulla collina di Superga, il 4 maggio del 1949, persero la vita i giocatori Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Emile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Giulio Schubert, gli allenatori Egri Erbstein e Leslie Levesley, il massaggiatore Ottavio Cortina, i dirigenti Arnaldo Agnisetta, Andrea Bonaiuti e Ippolito Civalleri, i giornalisti Renato Casalbore, Renato Tosatti e Luigi Cavallero, e l’equipaggio, composto da Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Celeste Biancardi e Antonio Pangrazi.

Nessun superstite fra coloro che si trovavano a bordo dell’aereo. Gli unici a salvarsi furono coloro che, per motivi diversi, non parteciparono a quella trasferta. I giocatori Sauro Tomà, era infortunato, Luigi Gandolfi, un giovane della Primavera che, all’ultimo, non fu convocato e Renato Gandolfi, secondo portiere che lasciò il posto a Dino Ballarin. Furono invece la cresima del figlio e una bronchite a salvare rispettivamente il telecronista Nicolò Carosio e il presidente Ferruccio Novo, che non andarono in Portogallo.

Giornata mondiale del gioco del calcio

Il velivolo rientrava da Lisbona, dove il Grande Torino aveva disputato un’amichevole contro il Benfica. Si trattava di un match organizzato per aiutare il capitano dei portoghesi, Francisco Ferreira, che si trovava in difficoltà economiche e al quale sarebbe stata destinata una parte dell’incasso. Calcio di altri tempi, è appena il caso di rimarcarlo. In ricordo della tragedia di Superga, il 4 maggio è stato dichiarato dalla Fifa la “giornata mondiale del gioco del calcio”.

 

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