5 cose che ho imparato quando il mio telefono si è rotto

Molti di noi non riescono ad immaginare di vivere senza il proprio smartphone. Joanne O’Connell ci racconta i benefici

Secondo una ricerca effettuata da un gruppo di psicologi ricercatori, noi cittadini del mondo occidentale utilizziamo il nostro smartphone per una media di 5 ore al giorno e lo guardiamo normalmente 85 volte nel corso di una giornata. Gli smartphone sono al giorno d’oggi utilizzati da 2 miliardi di persone in tutto il mondo e per le attività più disparate.
Sul quotidiano inglese “The Guardian”, Joanne O’Connell racconta com’è vivere senza cellulare nella società attuale. O’Connell stava facendo il bucato quando, dopo essersi distratta per aiutare suo figlio con i compiti, ha fatto scivolare il suo smartphone nel lavello. Inizialmente, O’Connell si è fatta prendere dal panico ma ora, sei settimane dopo, non ha ancora acquistato un nuovo cellulare e descrive i benefici del vivere senza.

Contatti e denaro

Per prima cosa, O’Connell ha rilevato che, senza lo smartphone, spende molto meno. Non possiede un tablet e, in mancanza del cellulare, può fare la spesa online dal suo computer oppure recandosi di persona al supermercato. Entrambe queste attività sono molto meno immediate del toccare con un dito lo schermo del dispositivo che si ha in mano, quindi si tenderà ad acquistare meno e con più parsimonia.
Inoltre, Joanne dichiara che essere senza contatti è fantastico. Con questo non vuole intendere di isolarsi dal mondo, ma l’esatto opposto: è bello dedicarsi completamente a ciò che si sta facendo senza la costante ansia di venire interrotti da una chiamata, un messaggio, una mail. Inoltre, come affermano gli psicologi, questo essere costantemente connessi spinge le persone a mostrare solo la parte migliore della propria vita, suscitando invidia negli altri.

Sonno, urgenze e abilità

Forse non sorprende, dato che svariate ricerche sono già state dedicate al tema, che l’uso prolungato dello smartphone, soprattutto prima di andare a dormire, disturba il sonno. Infatti, luci e suoni emessi dal telefono stimolano il cervello e le continue interazioni virtuali aumentano la naturale produzione di dopamina che ha, tra le altre funzioni, quella di tenerci svegli.

O’Connell ha, inoltre, realizzato che sono davvero poche le cose urgenti: non c’è bisogno di interrompere attività o conversazioni per rispondere su WhatsApp, si può rimandare ad un secondo momento.
Infine, pare che la possibilità di affidarsi a motori di ricerca quali Google, in grado di trovare al posto nostro la soluzione a pressoché qualsiasi problema, possa ridurre sensibilmente alcune nostre capacità, prima tra tutte quella di problem solving. Il fatto di contare sui nostri smartphone per affrontare determinate situazioni ci renderà dipendenti da essi quando in futuro ci troveremo in circostanze simili.

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